
Buongiorno a tutti. Sono Diego Piacentini e sono il general manager della Apple Europa.
Perché a tenere questa Lezione qui a Napoli è stata chiamata la Apple e non la Microsoft, mi sono chiesto quando sono stato invitato? (Per chi non lo sapesse il mercato dei sistemi operativi è controllato da due grandi gruppi. Il primo controlla il 95% del mercato, e non siamo noi, il secondo il 5%, e siamo noi. Volendo guardare la faccenda in un altro modo, viene da chiedersi come mai un sistema operativo che è giudicato dal mondo intero il migliore, il nostro, ha una posizione di minoranza sul mercato. E forse ci si può semplicemente rispondere che non sempre nelle economie moderne chi ha il prodotto migliore ha anche il prodotto più affermato).
Uno dei motivi per i quali la Apple sta a proprio agio in una sede prestigiosa come questa è illustrato dal famoso filmato che ha come protagonisti Ghandi, Einstein, Clay e tanti altri simboli del “pensare differente”.
Sono “Coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo” quelli che lo cambiano davvero, e in questa stessa sala abbiamo alcuni rappresentanti di questa follia, un gruppo di “insegnanti coraggiosi” che sono riusciti, superando molte difficoltà, a far lavorare i bambini nella realizzazione del sito web della loro scuola elementare, il 70° circolo di Ponticelli (la cosa veramente coraggiosa sta nel fatto che l’idea, la progettazione, il lavoro è venuto tutto dalla base).
Fatta questa differenziazione per così dire “ideologica”, peraltro doverosa, cerchiamo di inquadrare l’argomento di oggi, o meglio, i vari argomenti di oggi (dovrete perdonarmi un po’ di inglesismi, ma lavoro fuori dall’Italia da tantissimo tempo e poi ci sono alcune parole che tradotte in italiano perdono molto della loro efficacia).
Oggi parliamo di società basata sulle informazioni, in inglese knowledge society, nella quale ciò che conta è la possibilità di avere a disposizione la globalità delle informazioni, la globalità dei sistemi di comunicazione.
Parliamo dunque di tecnologie. La possibilità di accesso a tutti delle informazioni è infatti reso possibile dalle tecnologie: le tecnologie sono lo strumento, l’accesso alle informazioni il fine (ovviamente in questo caso stiamo parlando di tecnologie di Internet).
In questo contesto la crescita economica è basata sulla conoscenza e il vantaggio comparativo deriva dalla capacità di creare, accumulare, acquisire, sfruttare conoscenza.
Si sono dunque rovesciate tutte le formule del capitalismo classico: ciò che conta oggi è la conoscenza. Il punto è quindi come utilizzare la conoscenza, come accedere alla conoscenza, che cosa farci sulla conoscenza (quando parlo di conoscenza non intendo dire strettamente cultura ma informazione. Il punto è dunque ancora una volta come utilizzare al massimo l’informazione di carattere finanziario, di carattere economico, di carattere tecnologico, di carattere sindacale).
I contenuti sono diversi ma l’importante è accedere in maniera efficiente ed efficace a questa conoscenza. E l’accesso facilitato alla conoscenza porta con sé trasformazioni culturali e sociali che mi pare interessante approfondire.
In molti sostengono che più presto tutti i protagonisti di questa economia che chiamiamo globale – governi, partiti, imprenditori, sindacati, insegnanti e quant’altro – riconosceranno la profondità e la pervasività di queste trasformazioni culturali e sociali e meglio sarà per tutti. Vero? Falso? Sicuramente vero. Se però non si perdono mai di vista alcuni fatti importanti.
Il primo attiene al gap tra economie sviluppate, quelle del Nord, e le economie non sviluppate del Sud (ovviamente non sto parlando di Italia, ma del mondo).
La società dell’informazione è globale nello scopo ma non nella diffusione.
Internet dà accesso all’informazione a tutti ed effettivamente in teoria qualsiasi persona da qualsiasi parte del mondo può accedere a Internet.
Ma in realtà chi sta utilizzando Internet in questo momento? Chi sta utilizzando effettivamente le nuove tecnologie?
In questo momento il 93% del mercato del ICT sta nei paesi sviluppati; ci sono appena 600 milioni di telefoni su sei miliardi di persone che popolano la terra ed il 75% di questi telefoni (non sto parlando di Internet, sto parlando di diffusione della voce, neanche di dati) si trovano nel Nord America, nell’Europa e nel Giappone che rappresentano solamente il 15% della popolazione; il 50% della popolazione mondiale non ha mai fatto una telefonata in vita sua .
Se ci postiamo un attimo dal nostro contesto culturale italiano, europeo, dove “alzi una mano chi non ha un telefonino”, e ci spostiamo un po’ più su, su di un satellite che guarda sul globo, sono questi i dati che vediamo.
Non intendo dare giudizi di valore ma semplicemente offrire uno spunto di riflessione, segnalare che il gap esistente tra Nord e Sud del mondo può portare ad una ulteriore marginalizzazione di chi è già emarginato.
L’altro punto assai importante riguarda la trasformazione del lavoro.
Segnalo innanzitutto la maggiore mobilità, nel senso che i lavoratori che fanno uso dell’informazione hanno ormai superato le barriere relative alle città e ai continenti, sono totalmente mobili. L’informazione sta cerando delle élites di lavoratori, i cosiddetti knowledge worker, che sono esperti di tecnologie, di web, di computer, di software, di informatica che hanno la possibilità di ampliare e potenziare la loro capacità di lavoro indipendentemente da dove si trovano.
Un caso emblematico è rappresentato dal dibattito attualmente aperto negli USA (il cuore di tutto questo, checché se ne dica, è ancora lì, e neanche in tutti gli Stati Uniti, ma nella Silicon Valley, più qualche altra isola nel New England dove sta l’IBM e nel Texas dove stanno la Compaq e la Dell).
In questo momento nella Silicon Valley c’è una domanda di lavoro assolutamente inferiore all’offerta. Più del 50% degli sviluppatori di software non è americana; in gran parte si tratta di indiani (non pellerossa, indiani dell’India) che per vari motivi sono tra quelli più adatti a questo tipo di lavoro. E il dibattito è: come gli diamo il visto, come li facciamo stare in America più di sei mesi, più di quello che è previsto dal permesso di soggiorno? Le aziende si contendono questi lavoratori a suon di migliaia di dollari. Ed altri esempi si potrebbero fare in relazione a sviluppatori di software che vengono dal Pakistan e da altri paesi.
C’è poi il fenomeno definito creative distruction, distruzione creativa. Un esempio mi aiuterà a spiegare di cosa si tratta.
Nel 1975 il 33 – 34% dei lavoratori americani apparteneva all’industria, erano blue collar, oggi sono il 15%, nel 2020 saranno il 2%, anzi meno del 2%: di fatto si sta distruggendo una categoria di lavoratori.
Questa distruzione è però di carattere creativo perché l’80% di questi posti di lavoro nel 2020 saranno posti di lavoro legati alla informazione, legati alla informazione che deriva dall’innovazione tecnologica, creati dalla società tecnologica.
Distruzione creativa: si distruggono dei posti di lavoro, si distruggono delle fasi di processi lavorativi per crearne altri di altro tipo nello stesso luogo e spostare i precedenti processi lavorativi altrove. Si possono ovviamente fare altri esempi.
L’industria manifatturiera di PC in Europa sostanzialmente non esiste più a parte un po’ di assemblatori locali che non hanno probabilmente un futuro e ad alcuni gruppi legati a certi luoghi specifici. Penso all’Olivetti o alla Siemens, l’unica azienda europea che fa PC.
Tutti i posti di lavoro di PC in Europa sono scomparsi man mano e scompariranno sempre di più ma dal punto di vista globale questi posti di lavoro stanno ricomparendo altrove, a Taiwan, in India, a Singapore dove chiaramente il costo del lavoro è più basso, le aziende riescono a produrre a minore costo e riescono ad essere più competitive sul mercato.
Ancora una volta quindi distruzione creativa. E’ chiaro che chi perde il posto di lavoro in un determinato momento soffre in maniera tangibile (ancora una volta non sto dando un giudizio di valore ma spiegando che a fronte di tali sofferenze si creano dei vantaggi competitivi da altre parti); ed è altrettanto chiaro (o almeno dovrebbe esserlo) che coloro che operano sul territorio, (non sto parlando necessariamente di Stato, sto parlando di imprenditoria, di forze economiche) devono essere sufficientemente veloci da pensare come sostituire questi posti di lavoro con altre opportunità.
Tutti ad esempio sanno che in Italia gli impiegati delle poste sono più del doppio di quelli necessari, però continuiamo a mantenerli anche perché se licenziassimo ci sarebbe un impatto sociale assai consistente. Cosa sta facendo il ministero delle Poste o L’Ente Poste per far si che questi posti nel medio periodo diventino produttivi? Come intende affrontare i prossimi anni nei quali l’e-mail pian piano eliminerà la necessità di avere un ufficio postale sotto casa?
Personalmente non scrivo più una lettera da chissà quanto tempo, senza perdere l’abitudine di scrivere, perché la maggior parte delle persone con cui comunico hanno un indirizzo e-mail.
Ma guardiamo ancora una volta la faccenda in termini di grossi aggregati.
Se il ministero delle poste fosse un azienda legata comunque alla necessità di fare profitto e quindi forzata all’innovazione avrebbe una strategia tale per cui trasformerebbe una parte di questi lavoratori da postini ad esperti di e-mail.
E’ un esempio paradossale, che illustra però efficacemente quali meccanismi guidano l’innovazione tecnologica, l’accelerazione di questi processi che portano a sostituire i posti di lavoro distrutti dalla creative distruction.
E vengo alla promessa di interconnettività globale.
Parlo di promessa perché siamo ancora letteralmente agli albori, Internet è all’infanzia, neanche all’adolescenza, e quello che succederà attraverso Internet non riusciamo ancora ad immaginarlo compiutamente.
Ritorno per un attimo all’esempio delle poste.
Ho fatto recentemente visita all’amministratore delegato delle Poste Svizzere, che hanno fama di essere assai efficienti. Questo signore mi ha spiegato che la sua strategia prevede la creazione, lo stanno già facendo, del supermercato Internet delle poste.
Il suo ragionamento è più o meno il seguente: “sono il miglior trasportatore di pacchi in Europa, il miglior trasportatore di prodotti e di lettere anche perché ho l’infrastruttura di base per farlo. Mi creo il sito Internet, do la possibilità di accesso a tutti i produttori di libri, di dischi, di cibo, di pizza, e mi offro di trasportare i loro prodotti agli utenti che li ordinano”.
Vi assicuro che questi signori stanno portando avanti questo progetto in maniera molto seria e saranno loro i competitori della famosa Amazon di cui parleremo dopo.
Internet è ancora alla sua infanzia, però se poi ci metto il Ministro delle poste inglesi, quello delle poste francesi e quello italiano è evidente che gli affari su internet sono destinati ad ampliarsi considerevolmente (vedremo più avanti delle statistiche sul mercato italiano di vendita di beni e servizi sulla rete).
Un’altra grossa industria, un altro grosso settore che sta sfruttando Internet al massimo è quella dello spettacolo, dell’entertraiment.
Negli Stati Uniti in questo momento non si parla d’altro, oltre che della guerra del Kossovo, del fatto che la Lucas Film, produttrice di Star Wars, sta per irrompere nelle sale cinematografiche con il suo Star Wars IV.
Il film uscirà sugli schermi il 17 di Maggio e tutti stanno prenotando i biglietti in anticipo: ad oggi tutte le sale cinematografiche sono occupate e non si riesce a prenotare un biglietto fino al 25 di giugno. Ebbene, la Apple ha fatto un accordo con la Lucas Film che ha portato allo sviluppo del trailer su tecnologia Quik Time. Apple e Lucas Film hanno poi annunciato che chi lo desiderava poteva scaricare il trailer, ai miei tempi si chiamava provino, di Star Wars IV, collegandosi ai siti della Apple e della Lucas Film: nel giro di 20 giorni ci sono stati dieci milioni di download. Questo significa 10 milioni di persone almeno che si sono collegate ad internet ed hanno scaricato, (tale operazione, secondo la velocità del modem, poteva durare anche di 30 minuti) il trailer di Star Wars IV.
Tutto questo non fa altro che invogliare la gente ad andare a vedere il film (Star Wars IV molto probabilmente batterà Titanic in termini di biglietti venduti e quindi di fatturato). E torno a sottolineare che siamo nell’infanzia di Internet.
Nel futuro prossimo venturo avremo nuove forme organizzative degli spazi, una nuova competizione fra forze di coesione e di frammentazione.
Internet può portare coesione a livello di club, di circoli culturali, di persone all’interno di una stessa nazione o di più paesi, di uno o più sistemi, una o più scuole; Internet può essere un modo per creare contenuti e migliorare l’accesso a questi contenuti, fornire strumenti importanti per la didattica.
Assieme a questi aspetti che favoriscono la coesione però, se tornate sul satellite che guarda sulla terra, vi accorgerete che Internet crea frammentazione perché chi non appartiene alle élites di chi la può e la sa usare viene ulteriormente emarginato.
Non intendo ovviamente dipingere scenari pessimistici o negativi, tutt’altro. Ho letto che Cofferati nell’altra lezione citava Blade Runner. Ecco, diciamo che siamo un pò più ottimisti di Blade Runner e che la colomba sicuramente alla fine vincerà. E’ sempre bene però avere presenti tutti gli aspetti del problema.
E vengo al superamento delle politiche nazionali.
Io leggo pochi giornali italiani perché sto poco in Italia, leggo Repubblica.it quando posso collegarmi al mattino e mi accorgo che sempre di più sulle prime pagine si parla delle nostre cosine: centro sinistra, centro destra, partiti politici ed altro. A mio avviso tra le nostre forze politiche manca del tutto la consapevolezza che tra un po’ di queste forze politiche come sono organizzate adesso non gliene fregherà niente a nessuno perché saranno le forze politiche sovranazionali che alimenteranno e supporteranno gli sviluppi tecnologici.
Ancora una volta provo a fare qualche esempio. Internet sta creando un grosso problema nella sicurezza dei dati, quindi nella security: io mi collego ad una banca per trasferire dei soldi da un conto corrente ad un altro e ho paura che qualcuno più intelligentemente di me può collegarsi, rubarmi il codice, trasferire i miei soldi sul suo conto corrente. Come risolvere questo problema?
La security non può evidentemente essere regolata da legislazioni nazionali e deve essere regolata da legislazioni sovranazionali che regolamentino gli standard, le tecnologie da utilizzare, i codici di encription ecc.
La proprietà intellettuale, i brevetti sono cose che su Internet sicuramente non faranno altro che aumentare le problematiche di adesso e quindi anche in questo caso ci vorranno interventi di carattere strutturale che andranno al di la delle forze legislative nazionali.
Un’altra problematica legata ad internet che richiederà interventi sovranazionali è quella legata ai problemi fiscali. Io ho comprato sul sito amazon.com due cd che non trovavo in Italia. Mi sono arrivati nel giro di una settimana e non ho pagato IVA. Sia chiaro che sono arrivati in dogana e che in dogana arrivano circa 500 mila pacchi al giorno con caratteristiche di questo tipo.
Chi importa dovrebbe pagare l’IVA al 20% ma per lo Stato Italiano la gestione della transazione per 500 mila pacchi al giorno di questo tipo sarebbe assolutamente diseconomica.
Tutto questo ci porta alla necessità di uniformare la tassazione sul valore aggiunto (in Europa non c’è paese che abbia la stessa aliquota IVA e si va dalla Svizzera che ha il 6% alla Svezia che ha il 25%).
Stiamo chiaramente andando in una direzione sovranazionale e l’Unione Europea è una delle forze destinate a contare sempre più. L’Unione Europea dovrà a sua volta decidere assieme ad altre forze equivalenti a livello mondiale e quindi l’abbattimento delle barriere date dalle politiche nazionali è incredibilmente visibile (è probabile che ciascuno cerchi di difendere il proprio orticello, ma ad un certo punto arriverà l’ondata che spazzerà tutti quelli che non se ne sono accorti).
Ma quali sono le tendenze e gli sviluppi che ci possiamo attendere?
L’innovazione porta allo sviluppo tecnologico, lo sviluppo tecnologico porta alla crescita, la crescita porta all’innovazione: è un circolo assolutamente virtuoso. Può apparire banale ma è quello che sta accadendo in questo momento.
Di che cosa ha bisogno l’economia globale in questo momento per permettere alla gente di arricchirsi? Fatemi passare il termine ma in questo momento il trasferimento di ricchezza è ciò che genera la crescita che a sua volta genera innovazione e sviluppo tecnologico.
E’ in atto una grossa crescita dei settori caratterizzati dall’innovazione. Quando una società di PC cresce del 2% il titolo di questa azione crolla perché Wall Street dice, i mercati dicono “non hai una crescita tale che ti possa garantire di essere sul mercato”. Quando l’industria dell’auto cresce del 2% il titolo sale perché l’auto è un’industria matura con opportunità di crescita limitate (ovviamente anche nell’auto continua ad esserci innovazione ma è una innovazione che incide sulla sicurezza, sull’impatto ambientale, sulla comodità, sul design, ma che non genera crescita al di la di quella fisiologica). Nel caso dei PC la famosa legge di Moore è già stata superata e oggi nel mondo dei microprocessori si triplica la velocità e i costi vanno giù più del 50%.
C’è chi sostiene che tra non molti anni anche i settori legati all’innovazione, oggi ad alta crescita, diventeranno maturi, e saranno quelli che vendono contenuti a fare la parte del leone sui mercati mondiali. Personalmente ritengo che prima che questi settori abbiamo una crescita marginale più bassa passeranno ancora molti anni. Ma di certo le aziende che vendono contenuti cresceranno in maniera spropositata.
Chi sono le aziende che vendono contenuti? Amazon, Lycos, la CNN nella sua parte interattiva, i motori di ricerca come Excyte. Sono aziende che hanno legato la vendita di contenuti allo sviluppo della rete, e che oggi hanno quotazioni di borsa spaventose.
Amazon in borsa vale 10 volte più della Fiat nonostante non guadagni un singolo dollaro (forse comincerà a guadagnare qualcosa nel corso di quest’anno). Il mercato valuta le potenzialità di crescita, il fatto che Amazon ha ad oggi sei milioni di clienti. La conoscenza di questi clienti, la possibilità di capitalizzare su questi clienti e di creare ricchezza e fatturato è la valutazione di quello che in inglese viene chiamato intangible, l’intangibile, è la valutazione di borsa di queste aziende. (Mi sono riferito alla Fiat ma in verità Amazon capitalizza quando la General Motors).
E vengo agli scenari possibili.
Già dal 1987, lo testimonia un famoso filmato con computer parlanti e scenari avveniristici, la Apple aveva intuito ciò che sarebbe avvenuto nel duemila.
Le bande ad alta velocità che permettono la diffusione di voce e dati in maniera quasi immediata entro un paio d’anni saranno realtà. Il riconoscimento vocale (parlo ad un computer non scrivo sul computer) è ancora molto imperfetto, però anche in questo caso direi che nel giro di due, tre anni arriveremo a più che soddisfacenti capacità di riconoscimento vocale.
Il Personal Digital Assistent, la possibilità di avere un computerino senza tastiera e scriverci sopra è anch’esso dietro l’angolo, anche se prima che muoia la tastiera passerà molto tempo. Sono insomma tutte tecnologie che stanno venendo fuori in questo momento e che avranno una influenza assai positiva sulla nostra qualità della vita. Si lavorerà meno e meglio.
Almeno questo è l’augurio di tutti noi. E questo è un aspetto positivo dell’innovazione tecnologica. E veniamo finalmente all’Italia.
IDC Italia ha appena fatto un indagine sul ritardo italiano nella diffusione di internet: circa il 5% della popolazione italiana è collegata ad internet contro un 30% di paesi come Finlandia, Svezia Norvegia.
Cosa possono suggerire questi dati? Probabilmente che nei paesi nordici fa freddo, fa buio prima, ci si annoia e ci si collega ad Internet mentre nei paesi mediterranei c’è molto più da fare, si va di più al ristorante, si resta fuori fino a tardi (non è assolutamente un modo stupido di interpretare questi dati; in Finlandia c’è anche la più alta diffusione di cellulari di tutta l’Europa e non a caso la Nokia è finlandese. Ci sono dunque caratterizzazioni di clima che implicano caratterizzazioni sociali che alimentano le caratterizzazioni dell’industria, che creano sicuramente fattori sociali). Ma anche che il nostro Paese è in ritardo. Un ritardo che però è destinato ad essere recuperato.
Ci si aspetta che in Italia nel 2002 avremo il 21% della popolazione collegato ad Internet che è più o meno il dato di adesso di Olanda e Danimarca e sicuramente quello tra i paesi più progrediti. I tassi di crescita saranno dunque vertiginosi nei prossimi anni.
Ma perché la gente si collega ancora poco ad Internet? Per tre motivi principali.
Innanzitutto perché in Europa costa molto di più rispetto agli Stati Uniti, dove uno paga 20 dollari ad AOL o ad altri però la telefonata è gratis. Le telefonate locali negli Stati Uniti sono gratis, all’interno dei prefissi non c’è la TUT, lo scatto a tempo.
La stessa cosa non accade in Europa. Il paese più costoso per le chiamate locali è l’Inghilterra, stranissimo a dirsi, il secondo è l’Austria il terzo è l’Italia. Il pese meno caro in Europa dal punto di vista dei collegamenti locali è la Spagna.
Il secondo dato che impedisce lo sviluppo di Internet sta nel fatto che in Europa solo il 12% delle famiglie ha un computer.
Il terzo è dato dal fatto che la gente non si sente ancora del tutto sicura, e pensa che sia molto difficile e complicato utilizzare il computer e internet.
Il concetto di base delle nuove tecnologie, l’iMac ne è l’esempio lampante, è abbattere le barriere di utilizzo. Usare un computer è ancora per molte persone difficile. L’obiettivo delle nuove tecnologie è far si che usare un computer sia facile come usare un telefonino: migliorare le interfaccia utenti, migliorare e semplificare l’uso del computer, abbattere i costi, questa è la continua sfida (l’eccesso di offerta rispetto alla domanda sta portando ad un abbattimento dei costi incredibile, presto si arriverà ad avere i computer a 400 – 500 mila lire).
E vengo al tema Internet e globalizzazione.
La globalizzazione ed Internet hanno creato una nuova lingua franca che è l’inglese. Chi non sa l’inglese è tagliato fuori. La diffusione dell’inglese è un fenomeno culturale che va riconosciuto, (anche se la campagna think different in Francia per legge è dovuta diventare pensée differentment). Quello che si sta sviluppando è tra l’altro un inglese maccheronico come il latino del medio Evo. Io sono italiano e parlo inglese, i miei colleghi sono europei ma non di lingua inglese e parliamo inglese tra di noi, ci capiamo benissimo però la maggior parte di noi parla un inglese maccheronico, e questo sarà un fenomeno di portata sociale e culturale di portata devastante.
L’Inglese diventerà una lingua contaminata da tutte le inflessioni, gli idiomi, le caratterizzazioni locali. Ci saranno un inglese maccheronico ed un inglese puro.
Per quanto riguarda le attività svolte dagli utenti, la ricerca IDC ci dice che l’utilizzo più ovvio è la ricerca di un argomento o di un articolo, l’utilizzo meno ovvio, stiamo parlando dell’Italia, è l’utilizzo delle attività bancarie, perchè ci sono ancora problemi di security.
Il 35% ha visitato siti dedicati agli adulti, e poiché questo 35% ha ammesso di averli visitati il dato reale è sicuramente più alto (purtroppo la diffusione della pornografia verrà assolutamente facilitato da Internet). Tutti gli altri utilizzi portano verso il commercio elettronico.
Stiamo parlando di un mercato che oggi è di 5 – 6 miliardi di dollari, che nel giro di due anni arriverà a circa 223 miliardi di dollari.
In realtà in questo momento l’e-commerce ed internet sono ancora un fenomeno di carattere americano. Se qualcuno di voi va negli USA per turismo non vedrà altro che pubblicità “.com”.
E’ un fenomeno devastante: abbattimento dei costi, crescita di società che creano servizi su web, distruzione di posti di lavoro da una parte e creazione da un’altra, nuove possibilità di acquisto, comunicazione tutto sembra ruotare attorno ad internet.
Anche per quanto riguarda gli acquisti on line tra gli effetti più importanti vanno sottolineati l’abbattimento delle barriere nazionali (posso acquistare in paesi diversi e risparmiare perchè lo stesso prodotto in America o in Inghilterra può costare meno che in Italia), assieme alla facilità dell’intero processo (ho bisogno di qualcosa che non so dove trovare mi collego al web e con un motore di ricerca la trovo), alla velocità, alla disponibilità del prodotto.
Chi non segue questa tendenza rischia di essere tagliato fuori, se non oggi nel più vicino futuro.
Cosa si vende su internet? In primo luogo personal computer, prodotti per pc, libri, cd musicali, viaggi, biglietti aerei, prenotazione negli hotel, prodotti elettronici di consumo.
L’e-commerce porterà cambiamenti notevoli rispetto a tutti questi temi.
Avrei voluto parlare di Internet e delle tecnologie di internet nel campo dell’educazione, dove come Apple siamo molto attivi e lo dimostra tra le altre proprio l’esperienza della scuola elementare di Ponticelli. Ma forse conviene che per ora mi fermi qui, non prima però di aver ribadito che le anche per quanto riguarda l’education le tecnologie già oggi disponibili offrono enormi possibilità. Il punto è trovare il modo di renderle sempre più accessibili, abbattendone i costi oltre che continuare a migliorarle. Vi ringrazio molto per l’attenzione.