Lezioni Napoletane | Luca De Biase

Chi di voi usa abitualmente internet? Chi la considera un occasione per migliorare la propria vita?
Le vostre mani alzate dimostrano ancora una volta che c’è una aspettativa straordinaria intorno alla rete; e intorno a tutto ciò che essa può determinare in termini di innovazione e di miglioramento economico, sociale, culturale.
I dotti parlano di un nuovo paradigma, di nuova visione del mondo, di nuova visione culturale. E ciò significa che cambiano le cose, la percezione che abbiamo di esse, i significati.
Perché una cosa che ha un determinato significato in un paradigma ne assume un altro in un nuovo paradigma.
Vale per tutte le cose. Se ad esempio l’economia napoletana vive una certa condizione, ha un certo significato, in un paradigma, quella stessa economia assume altro significato nel nuovo paradigma.
Su “Il Sole 24 Ore” Antonio D’Amato commentando un accordo con la Nortel, azienda canadese, ha detto che “l’evoluzione delle nuove tecnologie potrebbe azzerare o almeno ridurre il gap economico tra il Nord e il Sud”.
Su questo punto tornerò più avanti ma l’idea di mettere in relazione in modo nuovo i Nord e i Sud è stata in fondo una delle ipotesi con le quali è partita AustroeAquilone, che oggi è un sito visitato e interessante: cos’è AeA se non il Sud e il Nord che si connettono in modo nuovo grazie al boom delle nuove tecnologie?
Perché in effetti nel nuovo paradigma qualcosa di significativo accade.
Accade ad esempio che le distanze diventano molto meno rilevanti, dato che ciò che viaggia nella rete viaggia immediatamente da un posto all’altro del mondo. E conseguentemente anche dal punto di vista del tempo cambiano abbastanza le cose perchè tutto quello che relativamente al tempo dipende dallo spazio viene infatti annullato.
Accade soprattutto che dal punto di vista economico c’è il crollo del valore delle cose e l’esplosione del valore dell’informazione che sta intorno a quelle stesse cose.
E’ del tutto evidente infatti che oggi una maglietta non “vale” quasi niente in termini di tessuto. Il valore della maglietta, così come di qualunque altra cosa che compriamo in un negozio di abbigliamento, è determinato dall’informazione, dall’immagine, dalla firma che ad essa è connessa. La maglietta diventa insomma essa stessa un mezzo di comunicazione.
In effetti quasi tutto ciò che conta è un mezzo di comunicazione; quasi tutto ciò che vale nelle cose è l’informazione che è connessa ad esse.
E se l’informazione è valore aggiunto, se l’informazione è immateriale, se l’informazione ha un senso solo nel momento in cui viene comunicata è evidente che in un mondo in cui le nuove tecnologie trasformano l’informazione in una cosa che viaggia immediatamente da una parte all’altra del mondo c’è la possibile esplosione di una nuova economia.
In estrema sintesi sono questi a mio avviso i connotati di partenza di quello che potrebbe essere il mondo nel nuovo paradigma.
Con una ulteriore, rilevante, differenza: questa nuova informazione, questo nuovo tipo di tecnologia, non si subisce come quella che era prevalente nel vecchio paradigma.
Nella società di massa, taylorista, quella della televisione, del broadcasting, in buona sostanza questa informazione veniva subita da chi la recepiva. Non c’era molto spazio per “fare”. Al più si cercava di conquistare un posto, di essere una rotella del meccanismo, di essere assunti da una organizzazione – quotidiano, settimanale, TV o radio che fosse- che stesse dentro il meccanismo. E tutto quanto di informazione e di partecipazione si metteva dentro il prodotto che veniva fuori da questo tipo di sistema economico sociale, era una cosa che qualcun altro ci diceva di fare, che qualcun altro – un direttore, un caposervizio o quant’altro – ci diceva di mettere nel prodotto.
Nel nuovo paradigma c’è invece molto da fare. C’è molta informazione personale da aggiungere. Molta informazione personale da chiedere.
Se c’è una caratteristica del tutto evidente di questa nuova economia è che essa spinge i giovani, le persone che hanno un’idea, a realizzarla.
Chi è premiato nel nuovo paradigma? Emerge ogni giorno dai giornali.
Oggi Mediaset ha comperato la GSMBOX, un’azienda fondata da due ragazzi che si sono appena laureati, Federico Bolonti e Giacomo Calafiore, i quali hanno portato a casa qualche miliardo perché Mediaset, il broadcasting, nel nuovo paradigma ha dovuto spendere un pò dei suoi soldi per comprare questo sito.
Cosa ha la GSMBOX di tanto particolare? Di per sé niente. Non è un prodotto. Non è una fabbrica. E’ un’impresa che ruota sostanzialmente attorno ad un computer di “pochi” soldi che però è riuscita, proponendo informazioni, scambi di idee, tra i fanatici del telefonino, a costruire una comunità di un milione di persone.
Persone che si collegano a questo sito e si informano sul telefonino, sulle nuove suonerie, sul come si fa a mandare gli SMS. Con un’ultima trovata, niente male: se registri il tuo numero e sei appassionato di una certa squadra di calcio, durante la partita ti vengono inviati sul telefonino alcuni messaggi che ti dicono in tempo reale se ha segnato la tua squadra, se ha preso un gol, se ha vinto o ha perso.
Questo genere di trovate possono sembrare poco rilevanti ma in realtà si tratta di tecnologia utilizzata per offrire un servizio a chi ha un determinato interesse informativo e quindi va presa con tutto il rispetto.
Cosa è successo dunque? Che alcune proposte informative e un computer connesso ad Internet sono diventati per due ragazzi che si sono appena laureati un modo per guadagnare qualche miliardo e per Mediaset un pezzo di una strategia per entrare nella nuova economia.
E questa secondo me è l’ennesima esemplificazione della nuova mitologia che tendenzialmente prevale nel nuovo paradigma: se non ho soldi, non ho particolari agganci, non ho un posto di lavoro, non ho un aiuto, non so quasi nulla di come si sta nel sistema economico, ma ho un’idea, posso aggiungere la mia idea al sistema economico e ottenerne un risultato economico straordinario.
Che cosa significa tutto questo? Che l’economia in questo nuovo paradigma è fatta di informazione e tecnologia a basso costo, ha meno barriere, e ti spinge a partecipare.
Dal punto di vista dell’informazione ti spinge a partecipare perché ogni sito informativo ti chiede la tua idea in cambio.
Dal punto di vista del sistema economico ti spinge a partecipare perché il sistema economico ti dice che se hai un’idea la realizzi ed è possibile che ne porti a casa un risultato economico molto buono.
Dal punto di vista sociale ti spinge a partecipare perché ti spinge ad interagire (la parola chiave della rete), a creare delle realtà nelle quali partecipi.
Abbiamo fatto partire da qualche mese un sito che si chiama i nonni raccontano, ci sono anche qui diverse persone che vi contribuiscono, dove chiediamo ai nonni d’Italia di raccontare una favola o una storia vera della loro vita, della loro giovinezza, della loro memoria, ai bambini italiani.
Nel vecchio paradigma c’erano i nonni italiani che guardavano la televisione domandandosi che ci stavano a fare, e c’erano i bambini che prendevano le favole dalla televisione.
Per quanto segmentasse in target l’audience, la TV di fatto non spingeva a realizzare nessun tipo di partecipazione.
Invece nel nuovo paradigma una piccolissima iniziativa come la nostra dimostra che si può fare in modo che siano i nonni a raccontare le favole a bambini. Ci sarà più ricchezza in questo! Sarà più interessante il fatto che i bambini, piuttosto che guardare il telefilm giapponese con una densa quantità di pubblicità, sentano, leggano la storia di una persona vera che ha una memoria vera e che invece di disperderla nell’etere o tenerla per sé la racconta a delle persone che probabilmente se la ricorderanno per il resto della loro vita.
Dunque sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale il nuovo paradigma offre delle opportunità molto interessanti.
E la parola chiave in fondo è questa. Tutta la storia dell’informatica è costituita da momenti un cui c’è un innovazione e questa innovazione viene presentata da chi la produce con la frase tipica “Questa è un innovazione che consente di…”.
Internet, la rete, i nuovi media, il cablaggio, la nuova economia non fanno assolutamente niente per noi, salvo che darci un opportunità in più.
E’ evidente che le opportunità non sono niente finché non vengono colte. Così come l’informazione non è niente finché non viene recepita.
Quindi se io dovessi, e non sono la persona più qualificata per farlo, definire la questione meridionale oggi, piuttosto che dire, come fa Antonio D’Amato, che si azzererà la distanza tra Nord e Sud, direi che è importate la risposta meridionale.
Non più la questione meridionale, la domanda meridionale, ma la risposta meridionale. Poi possiamo discutere delle condizioni, delle barriere, dei vincoli. Ma questa è un opportunità, se la cogliamo. E la possiamo cogliere se abbiamo ben chiara la consapevolezza che va colta da noi, da voi, e che nessuno la coglie al posto nostro.
Io sono una persona ottimista. Ma questo non mi impedisce di vedere, assieme al bicchiere mezzo pieno, anche quello mezzo vuoto.
Il bicchiere mezzo vuoto viene dai dati che ci dicono che se prendiamo il totale del consumo di telecomunicazioni in Italia, (telefonate, telefonini, centrali, centralini, investimenti in computer connessi alla rete per Internet, ecc) e tagliamo l’Italia a Firenze, esclusa Roma quello che rimane vale il 10%.
E’ troppo poco. E ha come conseguenza il fatto che ci sono meno investimenti da parte delle imprese private nel cablaggio, nelle infrastrutture, nella connessione con i grandi circuiti di trasferimento delle informazioni.
A Milano ci sono 5 società private che, senza che nessuno gli abbia detto di farlo, stanno mettendo giù le fibre ottiche per le strade. Lo fanno perché la domanda è data per scontata: ci sono le grandi banche, le grandi filiali delle multinazionali, c’è un sistema economico che è considerato vivo.
Il sistema è abituato a pensare che la domanda a Milano ci sia e quindi investe senza problemi, anche se io che ci vado spesso vi posso assicurare che, al di là della depressione degli anni 90, della vitalità culturale, del turbinio di idee che si coglie venendo a Napoli a Milano non c’è traccia.
In ogni caso questo è un punto che va affrontato. Dobbiamo sapere che il cablaggio nel meridione deve avvenire secondo una logica diversa. E poiché è probabile che ci siano degli sforzi in questa direzione bisogna sapere che essi non avranno nessun effetto se non saranno visti e colti dai meridionali come una grande opportunità.
Possono mettere i cavi per le strade ma questo di per sé non determina niente se non il lavoro necessario per metterli giù. Ed è davvero troppo poco.
Più che aspettare l’iniziativa dall’alto occorre partire dal basso. Provare a fare. Certo, quando si parte da una condizione di ritardo bisogna affrontare una serie di fatiche in più. Però nel nuovo paradigma ci sono anche delle opportunità in più.
La situazione è cambiata non nel senso che abbiamo risolto il problema del Sud, o delle altre aree “deboli” (non bisogna dimenticare che il Sud è un posto estremamente fortunato rispetto ai posti dai quali vengono i nostri immigrati oggi) ma se è vero che permane una situazione di “arretratezza” è anche vero che oggi sono possibili soluzioni nuove. Più abbordabili. Che si possono cogliere in maniera precisa individuando il proprio spazio nella nuova economia.
La questione meridionale deve diventare dunque la risposta meridionale. Perché le opportunità non sono niente se non si colgono.
L’informazione è il centro fondamentale nella nuova economia e l’informazione nel Sud c’è. Si può trattare. E’ una materia prima che il Sud è preparato ad usare. Le vere risorse sono oggi il capitale umano, l’intelligenza, i cervelli, e nel Sud ci sono.
Sono stato ad una riunione all’Assolombarda (l’associazione degli imprenditori della Lombardia), che intende lanciare un programma per lo studio di quelle che loro chiamano Skilled – shortage (in Lombardia c’è questo dialetto). In Lombardia mancano infatti le professionalità; uno dei vincoli allo sviluppo di quella regione è la non adeguata presenza di professionalità adatte a lavorare nella nuova economia, in internet.
Nel Sud queste professionalità ci sono. Ed il laureato in Lettere che si preoccupa di non trovare il posto nella scuola non si rende conto di avere, nella nuova economia, un valore enorme, perché sa trattare la cultura, le conoscenze.
Allora il vincolo da superare non è nemmeno quello della formazione di base, non è neanche tanto quello di imparare ad usare il computer perché quello sono certo che diventerà sempre più facile. Quello che è veramente rilevante è la capacità di trasformare quello che noi sappiamo fare, quello che sappiamo, in capacità di trattare l’informazione, dandogli valore aggiunto.
Ho proposto all’Assolombarda: organizziamo una osservatorio sulle professionalità, facciamolo sapere nei posti dove le professionalità ci sono e cerchiamo di far lavorare da lì le persone, senza cambiare la loro localizzazione.
Sì, penso a quello che si chiama telelavoro, a forme organizzate di collaborazione, anche imprenditoriale. Le persone che lavorano da Napoli per una azienda di Brescia come dei dipendenti in telelavoro, potrebbero essere dei partner allo stesso livello anche dal punto di vista imprenditoriale.
Su questo terreno si stanno determinando delle opportunità vere. Il caso della StMicroelectronics a Catania dimostra che si può fare.
Perchè Catania non è una città ricca di persone che costano poco ma è, come sostiene Pasquale Pistorio, originario di Agira (En), presidente della StM, ricca di cervelli. Che certo, avendo meno opportunità di essere impiegati rispetto ai cervelli di altri paesi del nord costano meno, ma non sta lì la differenza. La differenza sta nell’abbondanza di cervelli. E nelle forme nuove di collaborazione possibili tra Università, imprese, Enti Locali. E’ su questo terreno che Pistorio ha potuto vincere la sua sfida. E ha potuto trasformare un’impresa sull’orlo del fallimento in uno dei centri di eccellenza mondiali nella produzione di certi particolari chip.
Il punto ovviamente non è produrre microprocessori ovunque, ma produrre cose che contengono intelligenza.
Nel Sud l’intelligenza c’è. Va messa nel circuito. Si può fare. Anche perché oggi le persone contano assai più che nel passato.
All’università mi hanno insegnato che contano le strutture, la storia che ci portiamo appresso. Sono loro a dare il ritmo, la velocità, il tipo di accelerazione, la leggerezza con la quale andiamo verso il futuro: ebbene oggi, non so come sarà tra dieci anni, contano le persone più di tutto. Ed in questo quadro, non so fino a che punto siete d’accordo, osservo che il soggetto decisivo, l’elemento innovativo, è l’imprenditore, quello che ha l’idea.
Una società come la APPLE, fino a qualche anno fa pressoché allo sfascio, è risorta completamente nel momento in cui è arrivato un nuovo capo, che poi in realtà ne è stato il fondatore, Steve Jobs.
Ebbene oggi questa società ha aumento il valore delle azioni di 10 volte, ha un futuro straordinario, aumenta il fatturato e gli utili, e tutto grazie soprattutto ad una persona.
La risposta del Sud è affidata dunque in primo luogo a uomini e donne che hanno idee. Che intendono spendersi per metterle nel circuito. Per realizzarle. Per creare ricchezza. Lavoro.
Il Sud ce la può fare. Le storie di Pistorio, di Soru, di Crudele, (i guru di Tiscali e Finmatica) stanno lì a dimostrarlo. Sono storie di uomini del Sud. Un Sud che ha cominciato a rispondere nel modo giusto alle sfide della nuova economia.

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