Giuseppe Di vittorio e il valore della conoscenza
Tempo di esami. E di vocabolari. Che in questo periodo diventano compagni inseparabili degli studenti che studiano, hanno la testa al proprio posto, cioè sul collo, e sperano di portare a casa il diploma.
Il momento insomma è di quelli giusti per parlarvi di una persona davvero particolare e del suo particolare rapporto con il vocabolario.
La persona in questione è Giuseppe Di Vittorio, del quale si celebra quest’anno il cinquantenario della morte.
Nato a Cerignola da una famiglia poverissima, costretto dalla morte del padre ad abbandonare giovanissimo la scuola e a lavorare nei campi come bracciante, Peppino conosce assai presto le ragioni dell’impegno a favore dei più deboli e ad essi dedica la sua vita, sempre dalla parte del lavoro (l’affermazione del valore sociale e culturale del lavoro è stata l’idea-guida che ha ispirato la sua azione) e dei lavoratori.
Tra i suoi atti principali come leader della CGIL vanno ricordati il Piano del Lavoro, presentato al Congresso di Genova del 1949, e la proposta di uno Statuto dei diritti dei lavoratori, lanciata al Congresso di Napoli del 1952.
La versione de Il vocabolario di Peppino pubblicata nel libro Testa, Mani e Cuore