“I pescatori sono dei bugiardi architettonici, hanno tutta una struttura della bugia. Ho coniato apposta per loro questa famosa legge del coefficiente di retrodilatazione del pesce narrato: quando un racconto comincia il pesce è due metri, ogni minuto che passa il pesce si restringe di qualche centimetro e alla fine si ottiene un pesce di un metro. A questo punto si divide per due e quella è la reale lunghezza del pesce. È una metafora dell’immaginazione.
“Nell’immaginazione ci sono due mostri. Uno è l’Aleph. Ognuno partecipa all’immaginazione di tutti, legge libri che altri hanno scritto, ed è bellissimo poter partecipare a dei sogni che appartengono a tutti. Poi c’è l’unicità, che non è separatezza e che vuole dire che se io ti chiedo qual è il tuo Pinocchio, qual è la tua Alice nel Paese delle meraviglie, qual è il tuo Don Chisciotte, so che questo è diverso dal mio e che in quanto tale va rispettato.
“Non dobbiamo avere tutti, come fa credere la televisione, le stesse tre o quattro figure in testa. L’unicità della propria immaginazione è assolutamente un diritto dovere perché è qualcosa che ha che fare con la personalità, la capacità di scegliere, con l’autonomia come scelta culturale. E questo non coincide, tranne che in casi rari di snobismo, con una separatezza dagli altri. L’immaginazione o è nutrita dall’Aleph di tutti gli altri o si immiserisce.
“Sulla bugia mi piace ricordare un’altra cosa: gli unici che sembra non debbano dire bugie sono i bambini, e ciò la dice lunga sul fatto che la bugia è un fatto di autorità. I bambini non possono dire bugie, devono dire la verità! Poi, quando sei grande, Previti, Clinton [anno 1998, ndr …] più che bugiardo sei [considerato] furbo, astuto. Quando la bugia è “produttiva” in qualche modo è accettata: quello che ci spaventa nella bugia del bambino è l’idea che non ci dica la verità, che non riconosca la nostra autorità”.
B come Benni. No, come Bugia
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