Serendipity pop

Se non ci credete consultate pure il IX volume dell’Oxford English Dictionary, ma è stato il
28 gennaio del 1754 che la parola Serendipity è comparsa per la prima volta, contenuta in una
delle innumerevoli lettere che fanno parte della corrispondenza durata 46 anni tra Horace
Walpole e l’amico – cugino Horace Mann, nella quale il primo afferma di averla coniata a
partire da una favola intitolata “I tre principi di Serendippo” in cui i protagonisti scoprono di
continuo, per genio e per caso, cose che non stavano cercando.

La parola è poi diventata famosa e di uso “comune” perché è stata associata a scoperte
importanti come, per esempio, la penicillina, la dinamite, la struttura a elica del Dna, ma in
realtà a teorizzare il concetto di Serendipity è stato Robert K. Merton, un signore colto,
elegante, ricco di immaginazione, gentile, uno dei grandi scienziati sociali del XX secolo (e
padre di Robert C. vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 1997).
Se oggi sappiamo che la danza della pioggia degli indiani Hopi aveva una funzione manifesta (conseguenza visibile e attesa di un comportamento sociale), quella per l’appunto di procurare la pioggia, e una latente (conseguenza non prevista e non voluta di un comportamento sociale), quella di cementare la coesione della tribù, che da quel rito traeva la forza per sentirsi più forte di fronte alle avversità, lo dobbiamo, per esempio a lui.

Per Merton la Serendipity consiste nell’osservazione di un dato imprevisto, anomalo e
strategico che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una
teoria già esistente. Il dato è imprevisto e dà luogo una osservazione inattesa. L’apparente
incongruenza provoca curiosità, stimola l’osservatore a trovare un senso al nuovo dato, a
inquadrarlo in un più ampio orizzonte di conoscenze. Perché si arrivi a una scoperta
rivoluzionaria, però, il dato imprevisto richiede un osservatore intraprendente o geniale.
Questi quindi, per Merton, gli ingredienti della serendipity: la presenza di un dato imprevisto,
anomalo e strategico; una mente preparata pronta a cogliere la novità; l’ampliamento o il
cambiamento di un paradigma esistente.

Tutto questo per dire che così come le sfogliatelle, il panettone e la pastiera anche la serendipity, nella sua versione doc, avrebbe i suoi specifici ingredienti, rappresentati come abbiamo visto dalla presenza di un dato imprevisto, anomalo e strategico che deve essere osservato da una mente preparata e deve produrre l’ampliamento o il cambiamento di un paradigma esistente.
Perché “avrebbe” e non “ha”? Perchè a un certo punto della sua storia “serendipity” è diventata una parola pop, di successo, per così dire si è “allargata”, ha raggiunto un pubblico sempre più numeroso e sempre meno specialistico, è diventata di uso comune. E con il successo, si sa, sono arrivate la contaminazione e l’ambiguità.

Ma sì, accade più o meno come ai grandi tenori che hai voglia a cantare Nessun dorma nei più famosi teatri del mondo, per arrivare al grande pubblico debbono esibirsi in “ ’O sole mio” o “Miss Sarajevo”, che poi non è detto che il risultato non sia eccellente, basta sapere che con la lirica non ci “azzeccano” niente.

Detto quello che andava detto subito possiamo aggiungere che è facile distinguire i casi in cui la scoperta serendipitosa si presenta, diciamo così, in versione light, nel senso che si riferisce alla scoperta accidentale di una cosa, spesso mentre se ne sta cercando un’altra, e quando invece sono l’intelligenza, la creatività, lo spirito di iniziativa, la capacità di “vedere” il dato imprevisto e anomalo, la qualità e l’efficienza delle strutture, ad attivare processi virtuosi, scoperte, per genio e per caso.

Basta sintonizzarsi, in fondo la chiave è semplice. Può bastare un ragazzo di 11 anni di nome Frank Epperson che lascia la limonata fuori di casa per “inventare” il ghiacciolo con lo stecco, ma ci vuole il genio di Isaac Newton per cogliere le connessioni e le conseguenze della mela che gli è caduta sulla testa e “inventare” la legge di gravità.

Una volta che ci siamo tenuti invece lontani dalle “teorie” che associano la serendipity ad uno stato di personale benessere in versione new age o, al contrario, ad una sorta di strategica confusione nella quale vive e lavora il genio, possiamo comunque “surfare” tra un po’ di scoperte serendipitose dovute più al caso che al genio. Non è questione di puzza sotto il naso, credeteci, è semplicemente che il troppo stroppia, come dicevano gli antichi.

Nel frattempo, ecco a voi la definizione doc della serendipity, sì, proprio quella formulata dal grande Robert K. Merton. No, no, che andate pensando, non è per essere pallosi, meno che mai per farvi vedere che siamo gente che studia e ha la testa al proprio posto, cioè sul collo. L’idea è piuttosto che chi parla male, pensa male e vive male, che le parole sono importanti, che se c’è la parola giusta usiamola, perciò bando alle ciance ed ecco la definizione:
«Il modello della Serendipity nella ricerca scientifica consiste nell’osservazione di un dato imprevisto, anomalo e strategico che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una teoria già esistente. […]
Prima di tutto, il dato è imprevisto. Una ricerca diretta alla verifica di una ipotesi dà luogo ad un sottoprodotto fortuito, ad una osservazione inattesa che ha incidenza rispetto a teorie che, all’inizio della ricerca, non erano in questione. Secondariamente, l’osservazione è anomala, sorprendente, perché sembra incongruente rispetto alla teoria prevalente, o rispetto a fatti già stabiliti. In ambedue i casi, l’apparente incongruenza provoca curiosità, stimola il ricercatore a trovare un senso al nuovo dato, a inquadrarlo in un più ampio orizzonte di conoscenze. [ …] Affermando che il fatto imprevisto deve essere strategico, cioè deve avere implicazioni che incidono sulla teoria generalizzata, ci riferiamo, naturalmente, più che al dato stesso, a ciò che l’osservatore aggiunge al dato. Com’è ovvio, il dato richiede un osservatore che sia sensibilizzato teoricamente, capace di scoprire l’universale nel particolare».
Con questo è davvero tutto. Benvenuti a Serendipity Fantastic World.

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