Giuseppe mi ha fatto un regalo bellissimo, la mia seconda borsa Scritte®.
La prima l’ho dedicata a mio padre, ci sono le sue parole, su questa Giuseppe ha tatuato le mie, le parole che danno senso a una vita, quelle che raccontano il mio cammino. La faccia sorridente di mio padre e la parola Lavoro fanno da filo rosso, da trait d’union tra l’una e l’altra. Don Pasquale lo porto sempre con me, non solo lui a dire il vero, diciamo che lui è il legale rappresentante della famiglia, dici lui e dici tutti, gli ho lasciato anche la parola, e le altre che abbiamo tatuato dentro, onestà, amicizia e tutto il resto, a parte vino, che con quello fin qui nessuno di noi ci ha preso la stessa confidenza. Mi chiedo se avessi conosciuto i suoi genitori se sarebbe stata la stessa cosa, nonno Vincenzo e nonna Nunzia sono morti prima che io nascessi, papà era l’ultimo dei figli e la prima, zia Concetta, aveva 20 anni più di lui. Nella nostra famiglia, adesso il Moretti più vecchio sono io, e anche questo mi dice qualcosa di importante, importante per me naturalmente.
Non lo so, è la prima volta che ci penso così, vedi quanti pensieri intorno a una storia e a una borsa Scritte®, un manufatto narrativo nato, come i 181 che lo hanno preceduto, in Jepis Bottega. Metti insieme la mia voglia di raccontare, la maestria di Giuseppe nel disegnare e realizzare, insieme a Luca Rivello e a Mastrodomenico Sandali®, e questo è il risultato.
Grazie Giuseppe, grazie del tuo genio, della tua generosità e della tua amicizia. Ti voglio bene.
