Secondigliano. Note a Margine

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La mia amica Stefania la sera della presentazione me lo aveva detto, lo leggo e poi magari ti mando una cartolina con le mie impressioni, e da allora, non avevo saputo più niente. Ci fossimo incontrati, avrei chiesto, ma non è capitato, e il tempo è passato, fino a ieri sera, quando su WA mi ritrovo questo messaggio di Stefania:
“Ciao Vincenzo, come promesso un pó di tempo fa ti avevo spedito queste 2 cartoline (entrambe regolarmente affrancate). Meno male che ho fatto foto prima di consegnarle all’ufficio postale di Scario. A questo punto ho il sospetto che a CIP non siano mai arrivate. Un abbraccio a Cinzia e a te e buon passaggio di anno.”

La foto è grande e la calligrafia di Stefania è chiara, spero sia di facile lettura, comunque al primo rigo del punto 1 c’è scritto “la storia che mi è piaciuta di più è ‘I Magliari’. Lo so che lo sapete già, ma fatemelo dire lo stesso che sono stato contento assai. Non solo per quello che Stefania ha scritto, che appena la rivedo la abbraccio forte, ma per la cura che ha dedicato ai miei racconti secondiglianesi. Lo sapete, ci tengo molto. Buona fine e buon principio.

Questa storia comincia con la mia amica Maura Ciociano che mi scrive che Antonella Agresti, giornalista di InfoCilento, vorrebbe fare una chiacchiera con me, e mi chiede se le può dare il mio numero. Le rispondo che le amiche sue sono amiche mie, e dopo poco Antonella mi scrive, mi racconta che insieme alla collega Roberta Foccillo conduce un programma che si chiama “Detto tra noi” e aggiunge che le farebbe piacere avermi come ospite per parlare un po’ di me e delle cose che penso e che faccio. Il risultato è quello che potete vedere nel video, nel quale ovviamente non parliamo solo di Secondigliano, ma questo gli fa solo bene, perché i miei racconti sono inseriti in un contesto che aiuta ad ampliarne il senso.

In massima parte ciò è stato possibile grazie ad Antonella e Roberta e alle cose che mi hanno chiesto, che sono state il frutto del lavoro che hanno fatto prima del nostro incontro per saperne di più su di me e sul mio approccio al lavoro e alla vita. Lo so, prepararsi, approfondire, capire dovrebbe essere una cosa normale in questi casi, ma, come dice l’uso del condizionale invece dell’indicativo, non lo è. Sono stato contento della cura che hanno messo nel loro lavoro, e penso che questa mia contentezza abbia fatto bene alla nostra conversazione. A proposito, poi è durata un poco più di 20 minuti, e forse anche questo suggerisce qualcosa di significativo. Alla prossima.

Cara lettrice e caro lettore di “Secondigliano“, ‘sta canzone vene ‘a te, questo post è diretto a te.
No, non ti preoccupare, per quanto anch’io, in un certo senso, sia innamorato di tc, tu non sei la Catarina, Catarí della canzone e io l’innamorata la tengo già, si tratta solo di scrive un commento o una recensione ai racconti che hai letto e di inviarmela così la pubblico su #lavorobenfatto, o di pubblicarla tu stessa/o su amazon, o di fare tutte e due le cose, che è meglio ancora. Basta che scrivi quello che pensi veramente, niente cose appezzottate, perché quando scriviamo ci mettiamo la faccia, e perché chi legge merita rispetto.
Perché è importante? Perché il passaparola è la principale possibilità che ho di far leggere alle persone i racconti di “Secondigliano“. È per questo che ti ho scritto e confido in te, per questo resto in ascolto. Fammi sapere.

La foto è di qualche ora fa, e mi fa piacere pubblicarla a tutta pagina in onore del mio amico Peppe Del Vecchio e della sua bottega, Gandalf. Peppe è un maestro restauratore, un artigiano di quelli cari a Sennett e anche a me, ha ispirato un po’ dei miei pensieri e delle mie storie di lavoro ben fatto, è stato uno dei protagonisti di “Bella Napoli”, per l’occasione Repubblica pubblicò un video, lo sono andate a ripescare, si può vedere qui.
Era il 2011, oggi, 14 anni dopo, è il tempo di “Secondigliano“, che da un certo punto di vista, quello che mira a raccontare i luoghi in maniera diversa dal solito, è un po’ l’erede di “Bella Napoli”.
Mia cognata Emma, la compagna di Peppe, me l’aveva accennato, nonostante il libro glielo avessi regalato lui ha deciso di comprarne comunque una copia da tenere nella sua bottega, lo ha fatto e oggi, come ho scirtto all’inizio, mi ha inviato la foto.
Perché sono così contento? Prima di tutto perché Gandalf è una bottega magica e bella come ne ho viste poche in vita mia. E poi per tutte le volte in cui ci sono andato per stare un poco con Peppe, chiedergli consiglio, discutere di un libro condiviso, parlargli di qualche mio problema, ascoltare i racconti del suo lavoro. La bottega di Peppe è stato e rimarrà sempre un luogo speciale della mia vita, un posto dove scavare, capire, imparare. Sono veramente felice che anche “Secondigliano” abbia un suo posto lì.

Settimana scorsa, per i miei 70 anni, mi è arrivato questo bel messaggio di mia nipote Irene: “Zione mio, tantissimi auguri!!! Ti voglio un sacco di bene. Sono molto belli i racconti di “Secondigliano“. Hai fatto un buon lavoro. A breve la mia recensione”. Lei è molto severa e competente, legge tantissimo, sono stato assai contento del suo messaggio e, in attesa della recensione, ho pensato di condividerlo con voi. A proposito di commenti e recensioni, se per caso anche voi avete letto i miei racconti, sarebbe bello sapere che cosa ne pensate. Resto in ascolto.

Si intitola così la nuova recensione di “Secondigliano” pubblicata ieri su Amazon. L’autrice, o l’autore, non lo so, si è firmata/o “Marea”, che magari è uno pseudonimo, ha scritto questo: “Negli ultimi anni ci hanno abituati a pensare a Secondigliano come ad un luogo difficile e malavitoso. I racconti di Moretti ci restituiscono il bello di un quartiere che ha, nel suo quotidiano, tutti i colori, la vivacità, la malinconia ed i sentimenti delle vite di tutti noi. Alla fine ti sembra di aver incontrato proprio ieri i protagonisti dei racconti che rimangono a farti compagnia a lungo e vorresti tornare a condividere con loro momenti di vita”. Niente, mi sono sembrate parole belle, sincere, e mi fa piacere condividerle con voi.

Oggi ho telefonato alla mia amica Anna Toraldo. Amica è una parola meravigliosa, eppure ogni tanto pure lei non basta a rendere l’idea, perché con Anna e il marito Gerardo ci conosciamo da più di 50 anni, perché ho fatto da testimone alle loro nozze, soprattutto perché ci siamo sempre stati gli uni per gli altri e ci vogliamo un sacco di bene. In più, Anna e io abbiamo la stessa età, lei del 3 e io dell’11 settembre, per questo l’ho chiamata proprio oggi, questo è l’anno dei nostri 70 e non potevo mancare. Le ho fatto gli auguri, ci siamo raccontati un po’ di cose, fino a che non mi ha detto che mi doveva racccontare una cosa.
“Nostro figlio Alessandro qualche giorno fa è arrivato e ha portato “Secondigliano” al padre. ‘Tieni’, gli ha detto, ‘ti ho preso il libro di Vincenzo’. Gerardo ovviamente è stato contento, ha sfogliato il libro, ha guardato la copertina, e l’ha appoggiato sul tavolino. In casa c’era anche Mattia, il figlio di Valeria (la primogenita di Anna e Gerardo, ndr) che adesso tiene 2 anni.
Tre o quattro giorni dopo, Mattia ha visto il libro in mano al nonno e ha detto “Vincenzo”, in pratica ha associato il libro a te, o per meglio dire, al tuo nome, e lo ha ripetuto, anche se non ti conosce. A noi la cosa ha fatto sorridere, e a te?”
“A me sembra un segno, quasi quasi ci faccio un post.” E così ho fatto.

Fabio Pisano è di Secondigliano. Vicino ai quarant’anni, laureato in scienze biotecnologiche, è drammaturgo, regista, Co-founder della compagnia Liberaimago che dal 9 al 19 Aprile del prossimo anno sarà al Ridotto del Teatro Mercadante con “Il numero esatto, Produzione Teatro di Napoli, testo finalista della 57^ edizione del Premio Riccione, vincitore lo scorso anno del Premio Ugo Betti per la drammaturgia pubblicato nella collana teatrale bettiana per Bulzoni editore.
Fabio lo conosco che non aveva ancora venti anni, già al tempo scriveva e ricordo, ma mi potrei sbagliare, di aver letto già allora un suo testo. Mi piaceva molto lui, mi piacevano la sua educazione e la sua passione, mi piacevano le cose che scriveva, poi dopo qualche anno ci siamo persi di vista, ma anche da lontano ho sempre seguito il suo lavoro.
Qualche giorno fa, dopo aver letto un suo post, gli ho scritto, questo: “Buon pomeriggio Fabio, sono Vincenzo Moretti, non so se ti ricordi di me. Allora, è uscito da poco un mio nuovo libro, “Secondigliano“, sono 18 racconti che avrei piacere tu leggessi. Se mi mandi indirizzo, cap e numero di telefono te lo faccio arrivare via amazon. Spero che tu possa trovare il tempo e la voglia di leggerlo, poi se son rose fioriranno (mi riferisco in questo caso al tuo lavoro di scrittore, drammaturgo, regista) altrimenti sono contento così. Un caro saluto, fammi sapere.”
Dopo poco, Fabio mi ha risposto, questo: “Buongiorno Prof., certo che mi ricordo! Grazie, un bel pensiero; avevo intenzione di prenderlo. Se mi permetti, però, lo compro.”
Colpito dal gesto, vi assicuro non usuale, l’ho ringraziato di cuore, gli ho scritto “Allora resto in ascolto; una volta che lo hai letto, ci sentiamo” e gli ho mandato un abbraccio, e lui mi ha risposto “Assolutamente. Un abbraccio a te e grazie, Prof.”.
Ieri Fabio mi ha mandato la foto con il libro, è la prima a sinistra nella galleria.
Per ora questo è tutto, spero non vi sembri poco, per me è talmente tanto che mi basta davvero anche così. Se ci saranno novità vi aggiorno, voi intanto passate parola, leggete il libro, recensitelo su amazon, mandatemi i vostri commenti che li pubblico qui.

È poco più di un mese e mezzo che “Secondigliano” ha iniziato il suo cammino e mi fa piacere condividere qualche pensiero con voi. Siamo solo all’inizio, ma ci tengo a dire che sono contento: le due presentazioni che abbiamo fatto fin qui sono andate molto bene, le recensioni e i commenti che arrivano sono vere e belle e il libro sembra adatto a ogni età, per quello che risulta a me sta piacendo dai 16 agli oltre 80 anni e la cosa sta avendo un effetto sicuramente positivo sul numero di persone che lo hanno letto e lo stanno laggendo.
Detto questo, che non è poco, rimane il fatto che il cammino resta ancora tutto da fare, e che senza il vostro aiuto, e quello dei media, sarà molto complicato farlo uscire dalla cerchia degli amici e dei conoscenti, che è indispensabile ma non basta. La morale di questo piccolo post è che conto su di voi, sulla vostra complicità, sulla vostra voglia di condividere il libro sui social, di recensirlo su amazon, di raccontarlo nelle vostre storie e sulle pagine dei vostri blog, di scriverne sui giornali per i quali lavorate, di segnalarlo alle amiche e agli amici giornalisti. Un abbraccio forte e grato e buona lettura.

Nicole e Fabrizio stanno leggendo “Secondigliano“.
Immagino stiate pensando “va bene, ma qual è la notizia?”. La notizia è che Nicole e Fabrizio hanno 16 anni o giù di lì e che alla fine della presentazione al Lido Smeraldo hanno comprato il libro. Non so se due ragazzi della loro età abbiano mai letto un mio libro, immagino di no, ma, anche se fosse, si contano sulle dita di una mano.
Nicole ieri ha fatto persino una storia su Instagram, con foto, musica e tutto il resto, e magari a un certo punto anche Fabrizio farà qualcosa, o magari no, o può essere persino che già lo ha fatto e io non lo so, ma non importa, perché anche lui un regalo grande già me lo ha fatto, prendendo la sua copia del libro nonostante la mamma, Simona, l’avesse comprato già.
Sono contento assai. Naturalmente spero che Nicole e a Fabrizio trovino il piacere, la voglia e il tempo di leggere i racconti di Secondigliano fino alla fine, ma intanto sono contento, avere lettrici e lettori della loro età è da sempre un mio desiderio.
Immagino stiate pensando “Vincenzo, ma sono solo due”, avete ragione, però anche solo due sono una possibilità, e se anche solo uno o due dei mie racconti dovesse piacergli una grande possibilità, di più, un’ispirazione, una traccia per il futuro, un’indicazione. Se ci sono novità vi faccio sapere, intanto passate parola.

Le due presentazioni di “Secondigliano” in Jepis Bottega e al Lido Smeraldo sono state non solo belle, che quello devo dire la verità lo immaginavo, ma anche un successo, e questo invece non era affatto scontato. Note belle arrivano anche dalla prime recensioni su Amazon, che aiutano tanto, e dai commenti sui social, che potete leggere nella sezione “Questo lo avete detto voi”. Forza, il nostro cammino insieme a “Secondigliano” è appena iniziato e io senza l’aiuto di voi che leggete il libro e lo commentate non vado da nessuna parte. È la forza del #passaparola, che se e quando una cosa merita – un libro, un’idea, una canzone ecc. – può avere un’importanza decisiva. Torno presto, intanto vi mando un grande grazie a prescindere.

Giornate emozionanti per me e “Secondigliano“. Come potete vedere dalle locandini, domani raccontiamo il libro in Jepis Bottega, a Caselle in Pittari, e Venerdì al Lido Smeraldo, a Policastro.
Sì, sono contento assai, di una contentezza fatta di tante cose: gioia, soddisfazione, eccitazione, anche un poco d’ansia, perché no, ci sta anche quella, nonostante l’età e l’esperienza.
Sono contento perché le connessioni con le persone, i rapporti umani che ho costruito, hanno reso la mia vita, nonostante le inevitabili difficoltà e il dolore, bella e degna di essere vissuta; se sono una persona ricca è perché ho avuto grandi maestri, ho conosciuto tante persone belle, ho tanti amici, e amiche, a cui voglio e che mi vogliono bene.
Sono contento perché so, ho imparato, che l’incontro con le persone che hanno letto o stanno pensando di leggere “Secondigliano” sarà un’altra bella tappa di questo cammino: l’umanità dei personaggi che popolano i miei racconti che incontra l’umanità delle persone che amano leggere, ascoltare, disegnare, scrivere, raccontare storie. Passate parola.

Con Andrea Lagomarsini ci vogliamo un sacco di bene anche se non ci vediamo per anni interi. Sappiamo che ci siamo uno per l’altro, che poi è una caratteristiche delle amicizie vere, belle, sincere, e ci va bene così. Ogni tanto ci sentiamo, ogni tanto ci inventiamo qualcosa, come le idee che stiamo portando avanti sul Sole 24 Ore “Intorno all’intelligenza artificiale e a un po’ di quello che ne consegue“, ogni tanto ci ripromettiamo di rivederci, e magari prima o poi ci riusciamo. Andrea sta leggendo “Secondigliano“, mi ha scritto un paio di giorni fa e mi ha mandato due foto e due parole: “bello bello”. Io gli ho risposto che ero contento, molto, che gli stava piacendo e ho aggiunto, ma forse lo sapeva già, che “Secondigliano” è un po’ la mia voglia di fare il salto da narratore a scrittore.
Qualche ora dopo, non so se era legato al racconto che stava leggendo o se non c’entrava affatto con il libro, mi ha scritto “Ho bisogno di abbracciati forte, quindi devo organizzare per venire da te”. Sono stato felice, e mi piace raccontarlo. Passate parola.

Bella giornata quella di ieri per me e “Secondigliano” .
Nel pomeriggio è arrivato Michele Somma, con la foto del libro e questo messaggio: “Salve prof! Qui Michele Somma, come sta? Le volevo dire che “Secondigliano” è il prossimo libro che leggerò. Da Secondiglianese, e da suo ex studente, non me lo potevo proprio perdere e le faccio un grande in bocca al lupo affinché abbia successo.”
Sì, sono stato molto contento, il nostro quartiere ha contribuito a dare valore al nostro rapporto di studio e di amicizia e aspetto con gioia di sapere quali saranno le impressioni di Michele dopo aver letto il libro.
In serata è invece tornata Silva Giromini, che mi ha mandato questo pensiero, nato dal suo racconto preferito, parole sue:
I sogni, la vita il tempo e l’amore
‘Forse è vero che siamo tempo, camminiamo insieme a lui nei giorni belli e in quelli brutti…’
Caro Vincenzo, dopo aver letto il tuo libro in modo ordinato, ora è tempo di rileggere qualche
racconto singolarmente. Stasera, prima di dormire, ho riletto il racconto che mi è piaciuto di più: ‘Il sogno di Mariella’. Ti confermo che è proprio bello, c’è dentro tutto quello che può capitare in una vita.
Non so però se siamo tempo, come scrivi in quel passaggio (che però è di una poesia incredibile!). Io credo che siamo fatti d’amore, quantomeno perché siamo nati per amore. E se abbiamo la fortuna di vivere in una famiglia dove l’amore e il rispetto sono di casa, allora ci sarà terreno fertile per coltivare dei sogni e, magari, poi, trovare tempi e modi per realizzarli.
Tornando al tempo, è una risorsa immateriale molto importante: purtroppo non possiamo ricrearlo, dobbiamo usarlo al meglio. Penso ai tanti ragazzini che ho accompagnato in tanti anni di catechismo. Ai miei nipoti, ormai cresciuti: mi auguro di essere stata per loro una guida e un esempio, o meglio, una testimone di una vita vissuta bene, nonostante le mille difficoltà che ho incontrato. Grazie per i tuoi racconti. Al prossimo!”
Ecco, direi che per oggi è tanto, è tutto. Vi auguro buona lettura e, mi raccomando, passate parola.

Oggi la mia nota a margine è dedicata a voi che avete già comprato “Secondigliano” e lo avete letto o lo state facendo. A essere sincero tengo una richiesta, spero di non essere esagerato, ma sarebbe bello se ogni tanto pubblicaste un commento e una foto, condivideste le vostre impressioni o emozioni. Naturalmente parlo di quello che pensate veramente, altrimenti non ha senso, lo potete fare anche quando finite di leggere il libro, e magari pubblicare qualche riga di recensione su Amazon, basta un pensiero, purché sia sincero. Ecco, direi che per oggi basta questo, vi auguro buona lettura e, mi raccomando, passate parola.

Qualche giorno fa il mio amico Guerino mi ha inviato la foto della copia di “Secondigliano” che gli è appena arrivata. Come già sapete se seguite la sezione intitolata “Questo la avete detto voi” di questo post, Guerino, quando ho condiviso sui social l’incipit del libro, “Secondigliano è un tatuaggio, si attacca alla pelle e all’anima e non si toglie più”, ha scritto questo commento: “Puoi togliere il ragazzo da Secondigliano, ma non Secondigliano dal ragazzo.”
Confesso che la cosa mi ha fatto molto piacere, non solo perché il mio amico ha colto in pieno la sostanza di quello che intendevo dire, ma anche perché lui non è di Secondigliano ma della provincia di Salerno, insomma non ci sono tracce di campanilismo nella sua considerazione, ma reale comprensione, condivisione, vicinanza, non so se mi spiego.
Insomma questo suo pensiero mi ha dato speranza, perché penso che se è scattato nella sua testa può scattare nella testa di qualunque lettore e lettrice di qualunque posto d’Italia, un po’ come succede a me quando mi perdo nelle storie di Camilleri, non solo Montalbano, anche “Il re di Girgenti”, per esempio, anche se non sono siciliano. Mentre attendo con curiosità e piacere un commento di Guerino, vi auguro buona lettura. Passate parola.

Mio figlio Luca dice che se si attiva il passa parola “Secondigliano” può essere letto da tantissime persone. Non so se ha ragione, so che i libri libri li conosce, ci lavora da quasi 20 anni, che li ama, li legge ed è franco di cerimonie (severo nei suoi giudizi, in special modo con me) ma non è questo il punto.
Il punto è che questo benedetto passa parola non dipende da me, non è un interruttore che ci posso mettere il dito sopra e attivarlo, purtroppo. Il passa parola dipende da voi, dalla vostra voglia di leggerlo, di consigliarlo e regalarlo agli amici, di scrivere un post sui social o una recensione su amazon, di pubblicare una foto con qualche riga di commento e il lin al libro o a questo articolo.
Sì, il passa parola dipende da voi lettrici e lettori, e io non posso fare altro che le cose che già faccio, e sperare che troviate il piacere di leggere i miei racconti, e poi sperare che vi piacciano, e poi sperare che troviate il tempo e la voglia di aiutarmi con il passa parola. Lo so, con tutta questa speranza non è facile, ma questo è, perciò buona lettura e, tanto per cambiare, passate parola.

Come tante altre belle persone in questi miei anni a Caselle in Pittari, Lorenzo l’ho conosciuto da Giuseppe, in Jepis Bottega, in occasione della presentazione di un suo progetto diventato un libro fotografico e una mostra, “EuthymÍa. Viaggio nei segni per fermare il tempo”. Mi aveva colpito il libro, che da allora fa parte della mia libreria, e mi aveva colpito la persona, giornalista professionista e speaker, autore di alcuni saggi sui conflitti in Asia e Medio Oriente, giornalista embedded in Afghanistan, Iraq, Libano e Kosovo, redattore di Radio Alfa, autore di “OreDodici di Lorenzo Peluso” su Facebook. Dopo quella prima occasione ci siamo incontrati, sempre con reciproco piacere, qualche altra volta, in una come relatori a un convegno a Padula. L’ultima volta, la scorsa settimana, in occasione di un funerale. Nella sua normalità, il triste evento si prestava a riflessioni non semplici e ancora meno banali sul diritto di ciascuno di noi di decidere della propria vita e della propria morte, e di questo ci siamo ritrovati a parlare insieme, Lorenzo e Vincenzo, e sono stati quei pochi minuti che hanno prodotto il cambiamento nella mia testa e nel mio cuore: l’ho sentito amico in maniera diversa da come lo sentivo prima. È stato per questo che quando ci siamo salutati gli ho detto che mi avrebbe fatto piacere donargli “Secondigliano”. È stato per questo che mi sono commosso quando ho letto il post che ha condiviso ieri sui social, e che se volete potete leggere più sotto, nella sezione “Questo lo avete detto voi.” Niente, ve lo volevo dire, e ve l’ho detto. Buona lettura. E passate parola.

Come vi ho raccontato ieri Silva Giromini mi ha scritto che il racconto che le è piaciuto di più è stato “Il sogno di Mariella”. E a voi invece? Sarei contento se man mano che finite di leggere “Secondigliano” me lo fate sapere. Per oggi basta questo, che non è poco. Buona lettura. E passate parola.

Silva Giromini è una mia cara amica di Gargallo, in provincia di Novara. Un’amica di penna, di social e anche di vita da quando, lo scorso giugno, è venuta a trovarci a Caselle in Pittari. Silva sta leggendo “Secondigliano” e la sera mi scrive per raccontarmi le sue prime impressioni, che poi magari quando ha tempo e voglia le racconta sul suo bel blog. Ieri sera mi ha scritto che ha finito di leggerlo, mi ha inviato un file e alcune foto e a partire da lì si è sviluppata una chiacchiera a distanza intorno al fatto che, secondo me, il libro va letto per quello che è, una raccolta di racconti. “Bisogna leggerlo senza retropensieri” le ho scritto, “senza cercare, per quanto è possibile, riferimenti autobiografici che riguardano l’autore”.
Le ho scritto per quanto è possibile perché so bene che quando si legge un romanzo o un racconto in una certa misura viene naturale chiedersi “ma chissà se l’autore sta raccontando di lui”; capita anche a me, però in una certa misura, perché se durante la lettura diventa un pensiero fisso mi perdo il senso e il gusto del racconto, o del romanzo, che sto leggendo.
Io la penso così, e glielo ho scritto, invitandola a non farsi condizionare troppo dal fatto che mi conosce così bene. Sapete cosa mi ha risposto? Che se non mi conoscesse così bene probabilmente un libro che si intitola “Secondigliano” non lo avrebbe comprato.
Ho sorriso tra me e me e sono stato molto grato a Silva per la risposta, perché mi ha dato l’occasione per ritornare su un punto che è decisivo per il me narratore: ho scritto Secondigliano non solo per raccontare un mondo ma anche per parlare al mondo. I 18 racconti che lo compongono hanno tanto più senso e significato perché raccontando l’umanità, i sentimenti, le gioie, i dolori, la vita del mio quartiere, racconto l’umanità, i sentimenti, le gioie, i dolori, la vita del mondo.
Dal punto di vista dell’approccio funziona nello stesso modo in cui Borges ha raccontato il barrio Palermo o Roth ha raccontato Newark. Ripeto, dal punto di vista dell’approccio, perché dal punto di vista del risultato, della bellezza della scrittura, “la faccia mia sotto i piedi loro”, come avrebbe detto mio padre.
Prima di finire ancora due cose: la prima mi permette di ricordarvi che qui sotto, nella sezione “Questo lo avete detto voi, potete leggere considerazioni e impressioni di, in ordine di arrivo, Salvatore Testa, Vincenzo Strino, Mauro Marotta, Irene Costantini, Guerino Citro, Antonio Parola, Luigi Morra, Nunzia Moretti, Cinzia Massa; la seconda è che Silva ha scritto anche che le pagine che l’hanno “presa” di più sono la 181 e la prima metà della 182 e che per lei il racconto più bello è “Il sogno di Mariella”. Poi su questa cosa del racconto più bello potremmo lanciare un piccolo sondaggio. Buona lettura. E passate parola.

Sono contento assai. I primi commenti che arrivano sono belli, li potete leggere più sotto, nella sezione “Questo lo avete detto voi”. Certo, i primi commenti sono degli amici, delle amiche, che come tali possono essere influenzati dal sentimento che ci unisce, bisogna aspettare prima di farsi un’idea più precisa, ma intanto l’uoseme (dal greco antico ὀσμή, osmé), in pratica il fiuto, la capacità di cogliere i signa prognostica, i segni del tempo, di un vecchio scugnizzo di Secondigliano come me, mi fa presagire cose belle.
A proposito di cose belle, ieri il libro è arrivato anche a Madrid, mi ha mandato la foto il mio amico Domenico Rosso, che è stato il primo studente a laurearsi con me a Unisa con una bella tesi su Adriano Olivetti e che a un certo punto ha lasciato il suo lavoro bello, umanitario e ben pagato per mettersii a fare pane, cornetti, pizze e panettoni nella capitale iberica. Adesso gestisce con successo 2 – 3 panetterie, si chiamano Pandomé, se vi trovate da quelle parti consiglio di andare a trovarlo.

Chiedo scusa. Un paio di amiche lettrici mi hanno segnalato uno scambio di nomi in una storia e così sono andato a controllarli tutti, e ne ho trovati in altre due storie. Ci tengo a sottolineare che è tutta colpa mia, il libro era finito e io ho ho fatto alcuni cambiamenti di nomi che non mi convincevano o si ripetevano e ho fatto il guaio, come mi ha ricordato mio figlio Luca con un’inflessibilità che non sempre applica a sé stesso è un brutto vizio che mi devo togliere, quando il lavoro è finito è finito, non bisogna più metterci mano. Mi ha ricordato mio padre, il grande Pasquale, che diceva che certe volte l’ottimo è nemico del bene.
Questi gli errori: Pagina 9, Primo rigo, il nome corretto è Eduardo, non Edoardo; Pagina 87, Diciassettesimo rigo, il nome corretto è Achille, non Franco; Pagina 87, Ventiduesimo rigo, il nome corretto è Achille, non Franco; Pagina 105, Sette righe prima della fine, il nome corretto è Cinzia non Rita; Pagina 106, Dieci righe prima della fine, il nome corretto è Cinzia non Rita; Pagina 107, Quattordicesimo rigo, il nome corretto è Cinzia non Rita.
Cosa aggiungere ancora?
Per prima cosa che da ieri mattina, Domenica 20 Luglio, è tutto sistemato, o comunque tutto quello di cui mi sono accorto; poi che ho passato un brutto sabato, ma quello me lo meritavo; infine che se il libro dovesse avere un grande successo, le copie con i nomi sbagliati diventerebbero una cosa da collezionista, e acquisterebbero un grande valore. Spero con questo di aver strappato un sorriso alle lettrici e ai lettori che hanno per le mani le 35 copie in questione e di avervi dato l’idea di quanto io sia grato alle mie amiche che mi hanno segnalato subito il problema. Buona lettura e chiedo scusa ancora.

“Vincenzo, come sta andando?”, mi ha chiesto ieri sera il mio amico Nicola Lettieri.
“Nicola, non lo so, è troppo presto, non è facile”, gli ho risposto, è la verità, cos’altro potevo dirgli.
Ne avevo parlato un paio di giorni fa con Luca, che lui con i libri ci lavora, e mi aveva detto che il mercato dei libri è difficile, che ci vorrebbe una presenza sui social che noi neanche frequentiamo, o una voglia o capacità di investire in pubblicità che noi non abbiamo. Però poi aveva aggiunto che lui è ottimista, che i racconti sono belli, che “Secondigliano” come titolo potrebbe funzionare, che se parte il passaparola dei lettori il libro ce la può fare.
Già, il passaparola. Come se fosse facile. Innazirutto il libro lo dovete leggere. Che come diceva Massimo Troisi in un mondo in cui noi a scrivere siamo in tanti e voi a leggere uno solo, o una sola, è una bella impresa. E poi deve piacere al punto che venga voglia di consigliarlo ai propri amici. In pratica un’impresa. Come avrebbe detto mio padre, “passasse l’Angelo e dicesse Ammenn”, rigorosamente con due “m” e due “n”.
Comunque, facile o difficile, questo è, in particolare per chi non ha soldi da spendere o decine di migliaia di follower da mobilitare. E se questo è bisogna capire se il libro piace, fare qualche presentazione, aspettare qualche articolo che ne parla, qualche intervista o qualche recensione e rilanciarla, con pazienza e lavoro.

Alla fine il libro è arrivato ieri sera in Jepis Bottega, dato che mi sono imposto di essere sobrio dico solo che averlo tra le mani è stata una bella emozione. Sulla via di casa, ho pensato che i libri che ho scritto da solo sono abbastanza pochi rispetto al totale, mi piace scrivere a più mani, coinvolgere e farmi coinvolgere in progetti insieme ad altre autrici e autori. Arrivato all’Urmu, mi sono seduto su una panchina e ho controllato: sono 6 su 26, l’ultimo prima di “Secondigliano” è stato Novelle Artigiane nel 2018, gli ultimi 4 sono libri di racconti. Mi sono detto che forse è venuta l’ora di scrivere il mio primo romanzo, chissà, vedremo.
Cosa aggiungere ancora? Direi che il nuovo formato scelto da Luca Moretti sta avendo molto successo, così come la copertina. E che sono sicuro che appena chi lo sta acquistando comincerà a leggerlo apprezzerà l’ottimo lavoro di editing di Celeste Pinto. E con questo torniamo sempre là, al fatto che adesso la parola passa ai racconti. Si potrebbe dire “Hic Rodhus, hic salta”, o anche “Chesta è ‘a zita e se chiamma Sabella”, in ogni caso questo è.

Da un paio di giorni è uscito “Secondigliano“, il mio nuovo libro. Il fatto è così recente che ancora non ce l’ho tra le mani, forse arriva oggi, più probabilmente domani, e confessa che la cosa mi mette un po’ di agitazione.
Come è scritto nell’incipit, e anche in quarta di copertina, “Secondigliano è un tatuaggio, si attacca alla pelle e all’anima e non si toglie più”, è per questo che sono più di 20 anni che sto appresso a questi racconti, ed è per questo che già allora decisi che li avrei pubblicati nell’anno in cui avrei compiuto 70 anni, il 2025.
Sono 18 racconti che raccontano il mio quartiere, se mi sentissi uno scrittore direi che è letteratura, come narratore me ne sto al mio posto e le definisco storie.
Detto questo, modestia a parte ci tengo ad aggiungere due cose: la prima è che lavoro ogni giorno per migliorarmi come narratore, anche adesso che mi mancano meno di due mesi ai 70 anni, perché la speranza di diventare scrittore ce l’ho, e facendo così magari a 80 anni ci riesco; la seconda è che per me “Secondigliano” è un passo avanti importante in questa direzione. Sì, per me, per voi non lo so, nel caso lo dovete dire voi.



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