Sono nato all’intrasatta, all’improvviso, domenica 11 Settembre 1955. All’intrasatta perché sono nato di sette mesi, l’ho scoperto qualche anno fa grazie a mia sorella Nunzia, che senza di lei con questa testa che tengo chissà quante cose mi sarei perso per sempre. Comunque, all’intrasatto o meno, tra due giorni, corna facendo, nel senso di salvo sorprese, compio 70 anni, che, se togliamo di mezzo i luoghi comuni e le frasi fatte, sono tanti, come li ho vissuti e li vivo io, anche un poco di più.
Come numero, 70 è un numero particolare.
In matematica è un numero felice, congruente e privo di quadrati, che sono tre proprietà che mi piacciono assai. Dopodiche è anche un sacco di altre cose, compreso un numero odioso, come si può leggere su Wikipedia se proprio se ne sente la necessità, ma io resterei sul positivo.
È un numero importante anche nella religione. Nella Bibbia è associato tra l’altro a totalità e completezza, nella Tōrāh a completezza della natura e leadership, nel Buddismo, nel contesto del Dhammapada, a saggezza, onestà interiore, autenticità della vita, arealizzazione della verità.
Nella numerologia è associato a impegno, saggezza e dedizione (tiene insieme il sette – saggezza, perfezione – e lo zero – potenziale, vuoto, totalità -). Nella smorfia napoletana è ” ‘O palazzo”.
Come ci arrivo, sempre corna facendo, a questi 70 anni? Contento assai. Pieno di ferite, comprese quelle che devi tenere con te perché non guariscono mai, pieno di inciampi, delusioni e di fallimenti, però contento assai. Accade se, come me, hai avuto la fortuna di incontrare maestri che ti hanno insegnato l’importanza di distinguere quello che viene prima da quello che viene dopo, le principali dalle subordinate, quello che è importante perché ha senso, vale, e quello che invece no.
Naturalmente è un processo, nelle vite degne di essere vissute non si finisce mai di imparare, ma quando stai sulla strada giusta stai così, contento assai, perché cerchi valore e senso nelle persone, nella bellezza, nella conoscenza, dai importanza a quello che sei, a quello che sai e sai fare, non a quello che hai, ai soldi e alle cose che possiedi.
A me la vita è piaciuto viverla così, contento di quello che ho e con la voglia di pensare e fare, fare è pensare, senza mai rinunciare a contribuire con il proprio mattoncino a cambiare le cose, anche quando ti sembra una fatica di Sisifo, perché anche il cambiamento è un processo, come si dice, nessuna cosa è indispensabile e ogni cosa serve.
Tanto nella mia vita di sociologo quanto in quella di artigiano del racconto, di narratore, il mio principale attrezzo di lavoro è stato il libro, sia come lettore che come autore. Credo che anche per questo per i miei 70 anni mi sono regalato Secondigliano, 18 racconti che ho scritto e riscritto per più di 20 anni e che sono diventati un libro nel luglio di questo 2025. A voi invece voglio regalare la lettura con cui con Giuseppe abbiamo aperto l’edizione 2025 de La Notte del Lavoro Narrato. Con l’augurio che al più presto sia dato a tutti noi un cuore intelligente, pare che ce ne sia un gran bisogno in giro per il mondo.
Post Scriptum del 9 Settembre 2025
Mia madre mi ha ripetuto per tutta la vita che sono fortunato, perché sono nato con la camicia. È un modo di dire molto comune, e della serie “non è vero ma ci credo” io questa sua predizione – auguria me la sono presa tutta, un grande sociologo l’ha definita “autoprofezia che si avvera”, e quando si è avverata l’ho presa come una conferma e quando invece no mi sono preso i cazzotti con la speranza di un futuro migliore. Poi, quando ho telefonato a mia sorella Nunzia e ho saputo che sono nato settimino, ho capito che sono nato veramente con la camicia.
Settanta
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