Maggiorino Guida l’ho conosciuto come studente autore in Bottega O due anni fa. Uno studente autore particolare, perché aveva 63 anni, oggi ovviamente 65, perché non era vestito come un ragazzo ma come un professionista qual era ed è, e perché non frequentava l’università per trovare il lavoro che gli piaceva fare da grande dato che il lavoro che gli piaceva fare da grande lui lo faceva già, anche per questo si è appassionato tanto al lavoro ben fatto e all’embodied education, che sono i muri maestri che, come direbbe Wittgenstein, reggono l’intero corso.
Finito il corso e fatto l’esame, siamo rimasti amici, mesi dopo mi ha aiutato a risolvere un piccolo problema che per quanto piccolo comunque mi assillava, poi ci sentiamo e ci scriviamo via social, un po’ di tempo fa ci siamo rivisti a Bacoli, e insomma io sono molto contento quando i rapporti con studenti e studentesse non finiscono con la fine del corso.
Qualche giorno fa gli ho scritto per sapere come andava, e lui un certo punto mi ha detto che è ancora alle prese con la tesi e che che il prof. che gli fa da relatore gli ha consigliato di fare un buon lavoro ma senza esagerare, che alla fine si tratta di una tesi triennale, e a quel punto gli ho scritto che pure io sono d’accordo con il suo prof. che bisogna che come insegna il grande Eduardo ci deve essere una giusta proporzione tra le cose. È stato a quel punto che lui mi ha mandato un messaggio vocale.
Suggerisco di lasciare da parte l’enfasi, dciamo pure l’esagerazione, con la quale si esprime il mio amico all’inizio e alla fine dell’audio, compreso il riferimento ai Moretti e a Secondigliano che immagino dipenda dal fatto che ha appena finito di leggere il libro con i racconti che ho dedicato al mio quartiere, e di concentrarci sul muro e sul germoglio.
Il muro, quello che Lorenzo Perrone, l’amico muratore di Primo Levi, tirava su bello dritto e forte nel campo di concentramento dei tedeschi che tanto odiava; quello che Pasquale Moretti, mio padre, non pitturava se non era liscio come diceva lui. Il germoglio, quello che se ce ne prendiamo cura crescerà fino a diventare una pianta bella e rigogliosa.
Ecco, quello che mi ha commosso, il motivo per cui ho scritto queste righe, è il senso che Maggiorino ha voluto dare al lavoro che con la prof. D’Ambrosio facciamo da più di 10 anni in Bottega O, la sua sottolineatura del senso che ha il processo di apprendimento, per chi insegna e per chi studia, se tiene assieme il fare e il pensare, il narrare e l’educare.
Mio padre avrebbe detto che sono soddisfazioni, poi mi avrebbe guardato e avrebbe aggiunto “guagliò, spesso le soddisfazioni sono più importanti dei soldi.” Teneva ragione papà. Grazie di avermelo ricordato Maggiorino.
