Michele Somma
Quanta umanità è racchiusa in questo libro di Vincenzo Moretti. Quella vera, spontanea, quella nostalgica dei bei tempi andati. Di quando l’umiltà e la fatica erano valori imprescindibili all’interno di una comunità.
Questo libro è il suo modo di restituire ciò che questo quartiere gli ha dato e rappresenta un punto di partenza per costruire basi solide per il futuro. Perché si sa, non si va da nessuna parte se non si conoscono le proprie radici.
È vero, a lui mi lega un rapporto di stima e affetto, però da Secondiglianese devo ringraziarlo per questo piccolo e immenso dono: un viaggio nella Secondigliano che non ho mai conosciuto.
“Secondigliano è un tatuaggio. Si attacca alla pelle e all’anima e non si toglie più.”
Nicole Zuccheri
È proprio bello questo libro. Mi piace molto. Ieri sera mentre leggevo un racconto mia nonna mi ha chiamato e mi ha detto “vieni a mangiare Nicole, la carne è pronta” e io ho risposta “aspetta nonna, devo finire questo racocnto, mi mancano due o tre pagine, è troppo divertente. “
Tonino Parola
Caro Vincenzo ho appena finito di leggere il tuo libro Secondigliano. Quante emozioni, quanti ricordi, alcune storie le ho rilette anche più volte. La foto in copertina è bellissima, spero che siano in tanti a leggerlo. Io, come dici tu, il passaparola lo farò, eccome se lo farò.
Irene Costantini
Ciao, Vincenzo. Finalmente, oggi, ho completato la lettura del tuo ultimo libro, Secondigliano. Avremo modo di parlarne, in videochiamata o di persona, ma intanto vorrei raccontarti i miei primi pensieri.
Alla fine del libro sono rimasta con quella sorta di retrogusto di dispiacere al quale ho accennato anche nella recensione che ho scritto su Amazon, privata di quegli amici che mi hanno fatto tanta compagnia in questo caldo mese di agosto. Aspettavo il libro con tanta curiosità perché ne abbiamo parlato tanto, era un tuo grande desiderio quello di concluderlo entro il tuo compleanno importante, (quello dei 70, che sta per arrivare) e ci sei riuscito, e al quale hai dedicato tanto, di energia, tempo, amore. Insomma, tanto di tutto.
Che dire, mi è piaciuto tantissimo. Tanto interessante nella storia e nell’intrecciarsi delle storie dei personaggi, accessibile anche a chi non conosce Secondigliano, coinvolgente con dialoghi anche di respiro teatrale, alcune volte. C’è una cosa che mi è piaciuta molto, il tono e il modo che hai usato per presentare le figure femminili; pur nella varietà dei contesti e dei ruoli, in qualche maniera le donne sono sempre persone libere e autonome nelle scelte, rispettate nella loro individualità. A pensarci bene, potrebbe essere interessante un’analisi più approfondita delle figure femminili presenti nel libro.
Il racconto preferito, senza esitazione, Casa Russo; ci ho trovato risposte a domande mie, riflessioni per affrontare situazioni, vicende condivise di vita quotidiana. E la voce narrante, Eduardo? Mi piace pensare che sia l’Eduardo che
penso io.
Secondigliano è una raccolta di racconti, un bel libro di narrativa, con una particolarità che lo rende ancora più prezioso, perché forte è sempre la connessione con il lavoro ben fatto, quell’approccio al mondo che ci piace e dal quale non possiamo prescindere.
Rosanna Salamone
Le serate quelle belle che fanno bene all’anima. Grazie Jepis Bottega e un grazie speciale a te Vincenzo. Consiglio il tuo libro, un libro di racconti bellissimi, pieno di umanità.
Nunzia Moretti
Io ho un vissuto a Secondigliano, per età e per formazione personale , diverso dal tuo. Ma lo ricordo come un paesone, almeno la parte che andava dal rione Berlinguer a via del Cassano. Conoscevo tante persone in quel percorso. C’era la mia scuola elementare, le medie e c’era il cinema Ariston dove papà mi portava spesso da piccola, il salumiere all’angolo Don Gaetano che mi faceva il panino con la Nutella la mattina quando andavo alle elementari da sola e che poi mamma passava a pagare. C’erano le “muntagnelle” alle spalle della pasticceria dove acquistavamo il latte fresco la mattina ,dove andavo a giocare il pomeriggio mentre mamma su una seggiolina raccoglieva cicoria, la terra di Chiarina, che attraversavo di corsa quando facevo un po’ più tardi la mattina per andare a scuola perché era una scorciatoia. Credo di aver scoperto una Secondigliano più “cattiva” solo verso i 18/19 anni che comunque non la rappresenta se non in parte come tu stesso dici nell’intervista su Youtube. Magari un giorno scriverò anche io un libro su Secondigliano per raccontare quella che io porto dentro di me.
Titolo: LA BELLA SECONDIGLIANO: QUELLO CHE NON VOGLIONO CHE SI SAPPIA.
Ti amo frate’.
Nicola Lettieri
Finalmente, approfittando della pausa estiva, sono riuscito a finire di leggere il libro di Vincenzo Moretti “Secondigliano“. Ne approfitto per condividere alcune riflessioni.
Innanzitutto vorrei sottolineare che non si tratta semplicemente di una raccolta di episodi romanzati o di ricordi personali messi su carta. È molto di più. Vincenzo ha costruito un affresco umano che riesce a essere allo stesso tempo intimo e corale, radicato in un luogo preciso ma capace di parlare a chiunque.
Il suo modo di raccontare Secondigliano – non solo come quartiere, ma come mondo interiore, come “luogo dell’anima” – mi ha profondamente colpito. In ogni pagina si percepisce l’autenticità del vissuto, la forza della memoria, ma anche una grande libertà narrativa.
Partendo da elementi reali, da esperienze che hanno segnato la sua giovinezza, l’autore è riuscito a trasformarle, con naturalezza, in storie che oscillano tra il malinconico, l’ironico e il surreale.
Leggendo ho riso, mi sono commosso, ho riflettuto. Alcuni passaggi mi hanno fatto tornare in mente momenti miei, di quando si cresceva tra strade piene di vita e contraddizioni, dove bastava un angolo di marciapiede, una voce forte o una porta socchiusa per accendere la fantasia e l’avventura.
In definitiva, Secondigliano è un libro vero. Un libro che nasce dal cuore e arriva all’anima, senza artifici, senza pose, ma con una voce che si fa sentire, che resta nella memoria anche dopo l’ultima pagina.
Sono felice che tu abbia scritto questo libro, Vincè. E sono certo che chiunque lo leggerà non potrà restare indifferente. Ti faccio i miei più sinceri complimenti, non solo come lettore, ma anche come amico.
Lorenzo Peluso
“Secondigliano“. Leggo con passione e voracità. Leggo il nuovo libro del prezioso amico Vincenzo Moretti. Riconosco in Zio Ettore il mio papà. Si, anche lui con i suoi difetti, ma certamente come Zio Ettore, fissato per la scuola. “Sturia .. sturia. A’ sturià!” così mi ripeteva. Come Zio Ettore, lavorava il doppio per permettere a me di studiare. Il destino, segnato. La mattina a scuola. Il pomeriggio a lavorare; a d’à Masto Rimetrio, l’elettricista. Qualche anno più tardi, a d’à cumba Pascale. La sera, comunque a fare i compiti, come meglio si poteva.
Secondigliano, questo il titolo del libro di Vincenzo Moretti. Lo dovete leggere. Dovete, è un obbligo per tutti coloro che vogliono capire veramente cos’è la vita. Grazie Vincenzo per questo magnifico dono.
Salvatore Testa
Sto leggendo un libro, scritto da un narratore sociologo, Vincenzo Moretti, che posso considerare un amico, anche se ci saremo incontrati poche volte e per pochi minuti.
Il libro, una raccolta di racconti ambientati nel quartiere dove vivo da oltre mezzo secolo, “Secondigliano“, che da’ il titolo al testo, mi ha fatto respirare l’aria e le atmosfere di una volta, facendomi rivedere volti, voci e situazioni di un tempo passato, quando le cose scorrevano in modo più semplice e gli affetti erano diversi ma piu genuini. Ho ritrovato le corse serali per raggiungere un bus che ci avrebbe portati a casa, ora correndo veloce perché il conducente doveva smontare ora caracollando per far passare il tempo, e le diatribe che si accendeva anche più volte tra due o più passeggeri, infervorati dalla stanchezza o dalla voglia di tornare presto a casa. Ho ritrovato tra le pagine le regole all’interno della famiglia, fosse altolocata o di proletari, e il rispetto per le persone, il capo della famiglia e la moglie, vera amministratrice della casa, senza mai intaccare la dignità del coniuge. E scorrendo le righe ho ritrovato la serenità del pranzo serale, tutti raccolti attorno al tavolo per mangiare quello che c’era da mangiare, il sapore del pane raffermo nel latte la mattina, appena colorito da un goccio di caffè, ma il più delle volte dell’orzo, e del pancotto, ancora pane raffermo cotto nell’acqua con appena un filo d’olio. E che dire della bontà, per chi non aveva nulla, dei “pasti finti” nei quali non c’era mai la carne perché i magri guadagni non consentivano di comprarla. E allora la brava massaia si dava da fare con erbe e ortaggi e metteva in tavola ora un succulento “brodo finto” o un “finto ragu’” per non parlare della “finta genivese”.
Che dire, non posso che ringraziare Vincenzo per averci restituito delle belle emozioni nei racconti del nostro territorio. Il suo libro è stato veramente per me una macchina del tempo.
Vincenzo Strino
Il prof. Vincenzo Moretti è stato tra coloro che hanno creato il terreno affinché venisse fondato il Larsec ben 11 anni fa. In questi anni la sua presenza a Secondigliano è stata una costante, sia per i libri presentati qui che per La Notte del Lavoro Narrato, e di questo gli sarò sempre grato. Adesso ha scritto un libro che è anche un gesto d’amore verso il nostro quartiere: “Secondigliano. Altri racconti” una raccolta di storie, ricordi e visioni che restituiscono umanità, bellezza e memoria a un territorio troppo spesso raccontato solo per ciò che non va.
Un libro che è già nostro, perché parla di noi. E che io non vedo l’ora di presentare con lui questo autunno.
Mauro Marotta
Da ieri ho iniziato la lettura del nuovo libro di Vincenzo Moretti “Secondigliano“. Ho conosciuto l’autore qualche anno fa, ad un evento che tenne a San Pietro a Patierno e siamo rimasti in contatto con quell’incredibile finestra che, se ben utilizzati, sanno essere i social. Ho iniziato il libro dalla fine, in verità…perché è il racconto di una giornata importante, per me. Il giorno in cui le ragazze ed i ragazzi vincitori del Premio Romanò sono stati a Caselle in Pittari ed hanno piantato l’albero di Attilio. E, se questo è stato possibile, è stato proprio grazie ad Enzo che, senza saperlo, è stato il ponte tra la “sua Secondigliano” e Caselle in Pittari. Perché puoi anche andar via da questi luoghi che, in tanti, ancora continuiamo a vivere, ma dentro ti restano. Perché Secondigliano (così come Miano e San Pietro a Patierno…), come dice Vincenzo Moretti, è un tatuaggio. Si attacca alla pelle e non si toglie più. Naturalmente, l’impegno, è di presentarlo a Secondigliano, il libro e l’autore!
Irene Costantini
La tua emozione è contagiosa, fortunatamente! E intanto grazie per averci regalato Saputo!
Guerino Citro
Puoi togliere il ragazzo da Secondigliano, ma non Secondigliano dal ragazzo.
Antonio Parola
Io, caro Vincnzo, sono al mare in Toscana vicino a Follonica dove tante volte so che sei stato, appena torno a Brescia lo ordino. E che cavolo, sono nato e vissuto fino a 23 anni a Secondigliano oltre a essere amici fin da giovanissimi.
Luigi Morra
Vincenzo, ho già preso il libro, arriva domani. Mi sono emozionato già per il titolo e la copertina.
Nunzia Moretti
Mio fratello Vincenzo ha scritto vari libri ma, pur non avendolo ancora letto, penso che questo sia quello più intimo e personale. Vi farò sapere alla fine della lettura se la mia intuizione è giusta.
Cinzia Massa
Ne abbiamo parlato tanto, ci abbiamo riso e qualche volta pianto , quando negli anni mi raccontavi della tua Secondigliano. L’hai sempre difesa e ti sei sempre sentito orgogliosamente di questa parte di città, spesso dai più dimenticata. Perché Secondigliano è per te, come scrivi un tatuaggio. Ed ora è tra le mie mani il libro della tua vita, dove tutto ha avuto inizio.
Silva Giromini
Caro Vincenzo, ormai sono 5 anni che ci scriviamo, pubblichiamo riflessioni, pensieri e idee che sto perdendo il filo. Se dovessi fare una raccolta, forse verrebbe fuori un libro già scritto! Ho appena finito di ri-leggere il capitolo di Secondigliano dentro il Lavoro Ben Fatto; ormai ci conosciamo discretamente bene e anche il tuo abbraccio mi è rimasto stampato come un tatuaggio! Avrei tante cose da chiederti su tuo papà… Magari un giorno, in una videochiamata, però adesso ci sono le storie, anzi i racconti del tuo nuovo libro. Domani arriva, lo hanno spedito. Poi lo leggo e poi ti scrivo. E poi ne scrivo. Ti voglio un mare di bene. Buonanotte, o buongiorno, dipende!
Intanto possiamo dire che è un libro “bello ciccioso”. (Commento a Nunzia Moretti)